18.3.2009 - Un “caso Rai” anche in Germania? Più o meno.
Vien da pensarlo dopo il clamore suscitato dalla vicenda Brender. È la classica storia del potere politico che cerca di influenzare le scelte editoriali della tv pubblica, facendo fuori, innanzitutto, i giornalisti scomodi o non allineati. In questo caso Nikolaus Brender, capo delle news della Zdf, la seconda emittente pubblica tedesca, che alla scadenza del contratto si è visto sbarrare la strada al suo rinnovo da Roland Koch.

Koch è il vice-presidente del consiglio d’amministrazione della Zdf, ma è anche il leader della Cdu in Assia. Koch non è riuscito nel tentativo, anzi ha attirato su di sé l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica. I tedeschi si chiedono scandalizzati perché in un paese democratico sia la politica a decidere se un direttore possa o meno restare al suo posto.

Come assicurare un’informazione non condizionata dagli interessi dei partiti? Un modo ci sarebbe: quello di cambiare i criteri di scelta dei responsabili della tv pubblica.

Non dovrebbe essere più il consiglio d’amministrazione – composto tra l’altro da cinque rappresentanti dei Länder e da un membro del governo – ma piuttosto il Fernsehrat – il consiglio della Zdf – un organo pluralistico, costituito in gran parte da rappresentanti dei diversi settori della società e meno condizionato dai giochi della politica. Il suo compito principale, del resto, è proprio quello di garantire il pluralismo nell’informazione.

Se in Italia le lottizzazioni partitiche all’interno del consiglio d’amministrazione della Rai sembrano, ormai, una normalità del sistema politico nostrano, in Germania la vicenda “Koch- Brender” ha suscitato perlomeno scalpore. I maggiori quotidiani hanno condannato all’unanimità e con sdegno il tentativo di Roland Koch d’influenzare il servizio radiotelevisivo pubblico, mettendo sotto pressione il cda affinché decidesse di fare fuori Brender.

Pochi, finora, conoscevano gli intrecci della tv pubblica con la politica. E, come sostiene il settimanale Der Spiegel, serviva proprio questa vicenda per fare luce sui meccanismi della tv pubblica.
Anche dall’opposizione e dalla Spd sono arrivate pesanti critiche a Koch. «Si è trattata di una dichiarazione di guerra alla tv pubblica », ha detto il deputato della Linke, Ulrich Wilken. «Nikolaus Brender non si è distinto per essere un giornalista compiacente, al contrario», ha urlato Thorsten Schäfer-Gümbel, capogruppo della Spd, in un accalorato discorso nel Landtag dell’Assia. «Gli attacchi contro il giornalista sono figli di un uso personale dell’emittente pubblica», ha poi aggiunto, ammonendo che in Germania «noi non vogliamo una situazione italiana e non abbiamo bisogno di alcun Silvio Koch», con evidente riferimento al premier italiano. E, anche grazie alla solidarietà dimostrata dai media nei confronti di Brender – «eccellente vittima di un complotto politico», come sostiene la Süddeutsche Zeitung – questa storia potrebbe avere un lieto fine.

Il ministro-presidente dell’Assia, Koch – oltre a uscire sconfitto dal faccia a faccia con Brender – ha dovuto ingoiare un altro rospo, dopo che anche il Fernsehrat ha preso le difese del capo dell’informazione della Zdf, rinviando la vicenda a dopo il voto federale di settembre. Quelle elezioni, che si terranno il prossimo settembre, Koch avrebbe voluto affrontarle con un direttore delle news conservatore: insomma, allineato. Koch continua a negare che i motivi della sua battaglia contro Brender siano di natura politica. Sostiene che non gli dà fastidio il fatto che Brender appartenga all’area socialdemocratica, ma piuttosto a preoccuparlo è il «calo degli ascolti».

A questo punto, più che del destino della tv pubblica, Roland Koch dovrebbe preoccuparsi del suo futuro in politica. In Germania chi si permette di toccare gli equilibri della democrazia, spesso e volentieri fa una brutta fine. È successo al primo cancelliere Konrad Adenauer, che criticò una sentenza a lui scomoda della corte costituzionale e fu subito isolato anche dai compagni di partito. E potrebbe succedere anche a Koch, visto che le sue motivazioni non convincono nessuno.http://www.politica-germania.net/