ulivo velletri


febbraio 2 2007

Lo scoop di Mauro

Miriam Bartolini, peggio nota come Veronica Lario, s’è accorta di aver sposato un cialtrone. Col tempo scoprirà che il padre dei suoi figli è anche un criminale. Lo scambio di lettere a mezzo stampa con richiesta e offerta di pubbliche scuse da due giorni è l’argomento clou del Bar Sport Puffonia. Grasso che cola per il Puffone. Pubblico questa lettera di una mia amica giornalista. 

Caro Piero,

cosa non si deve fare per vendere qualche copia in più.
Un tempo era la foto del cadavere riverso di Aldo Moro, emblema di un Paese sperso davanti alla violenza di Stato dipinta di rivoluzione. Oggi è la lettera lacrimevole ma compunta di una ex first lady, da sempre relegata al secondo piano, che alza la testa e grida basta! ai tradimenti del marito.

L’operazione compiuta da la Repubblica di ieri con la pubblicazione della lettera aperta di Veronica Lario, nella quale chiede al marito Silvio Berlusconi pubbliche scuse per la sua eccessiva gigioneria con le donne, apre un interessante nuovo capitolo della storia dell’informazione in Italia.

Solo alle menti frettolose questo presunto scoop può sembrare un colpo da maestro inferto dal quotidiano del Gruppo Espresso ai fianchi del suo nemico numero uno. La moglie del capo di Forza Italia, al secolo Miriam Bartolini, 51 anni il prossimo luglio, mette da parte il consueto riserbo, solo occasionalmente rotto da qualche uscita pubblica sapientemente orchestrata o controllata dall’entourage del Cavaliere, per sbugiardare il proprio matrimonio.

“Mi sono rotta” dice fra le righe la ex attrice, strappata a una non ben definita carriera teatrale dall’allora sposato patron della tv commerciale, che per lei ha disconosciuto la prima moglie e che, un figlio dopo l’altro, ha dovuto ufficializzare il rapporto altrimenti clandestino. La possiamo capire, l’uomo è senz’altro discutibile, ma signora mia, non lo sapeva già? Perché affidare alle pagine del secondo quotidiano nazionale il suo sfogo di consorte amareggiata? Perché non rivolgersi a un avvocato, e facciamola finita?

Oggi la testata di Ezio Mauro sostiene che Silvio non ne fosse al corrente (www.repubblica.it). Che la notizia gli sia arrivata come una frustata, ad avvelenargli l’umore di prima mattina. Sarà. Ma noi, che alle cialtronerie di Berlusconi siamo avvezzi da (troppi) anni ci chiediamo: e se fosse un’idea di marketing? Dice Maria Laura Rodotà, nel suo intervento sul sito del Corriere della Sera: “Ora il Paese attende (eh sì, attende). Perché la lettera di scuse è un piccolo capolavoro da italiano femminaro e maranga di una volta; sembra scritta a quattro mani dal Perozzi e dal conte Mascetti di Amici miei, pura Italia di una volta”. Proprio così, perché in realtà l’ex premier ne esce come un allegro puttaniere, che a settanta anni ancora risulta piacente a giovani donne come la Carfagna o la Yespica. Per lo meno dobbiamo riconoscergli una certa coerenza nei gusti. Insomma, Veronica, dovevi aspettartelo.

Ma lasciando da parte le pene d’amore della signora Berlusconi, l’opportunità o meno di fare piazzate attraverso i mezzi di informazione, i benefici o lo svantaggio che ne può derivare, il vero problema è che una testata autorevole come quella guidata da Ezio Mauro si è prestata a un gioco francamente discutibile e ben poco attinente con la missione di un quotidiano. Vale a dire, dare notizie.

Se fare informazione in Italia significa aprire la prima pagina della Repubblica con i pettegolezzi fra le lenzuola, il prossimo passo sarà trasformare il Corriere della Sera nella versione nostrana del Sun. Entrambi i quotidiani si sono schierati contro il Cavaliere, ma la testata di via Solferino dopo le dichiarazioni del suo direttore Paolo Mieli durante la campagna elettorale, ha pagato con un lungo periodo di flessione delle vendite. Non così è stato per il giornale fondato da Eugenio Scalfari, da sempre severo oppositore del “berlusconismo”, più per ragioni di interesse personale del suo editore, invero, che per motivi etici o civili.

Da qualche mese, però, anche la Repubblica comincia a perdere colpi. Sono piuttosto scarsi gli incrementali sulle copie portati a casa di mese in mese. Potrebbe essere colpa di un diffuso atteggiamento di benevolente superiorità, e di poca incisività del materiale giornalistico, a parte le vicende spionistiche di certi suoi cronisti. Per il resto, calma piatta, e marchette a tutta pagina. Forse, con questo colpo d’ala, si è pensato di recuperare terreno. E la solida tradizione antiberlusconiana avrebbe fatto il resto.

Ma il lettore merita di più. Oggi in Italia l’acquisto di un quotidiano è un atto distintivo, una dichiarazione di impegno. Il costo di quelle 50 pagine è alto, quando agli angoli delle strade si trovano fogli gratuiti con le informazioni essenziali. Il quotidiano deve offrire una visione evoluta della realtà circostante. Se si rinuncia a questo obiettivo, tanto vale chiudere le redazioni. Con la lettera di Veronica Lario in prima pagina su Repubblica è finito il diritto di essere informati. S.A.http://www.pieroricca.org/


Feed XML offerto da BlogItalia.it Technorati Profile berlusconi
bush
default italia
mondo
nano
obama
primarie
prodi
soru
ulivo
velletri
veltroni
zapatero