| ulivo velletri |
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Lettera da L’Aia
Un tempo si emigrava per fame. Ora si emigra per disgusto. Caro Piero, seguo il tuo blog con interesse e mi riconosco in molte delle tue posizioni. Senza piaggeria, volevo dirti quanto apprezzo quello che fai e come lo fai. Sono rimasta particolarmente colpita dal racconto della manifestazione milanese dei berluscones. Io ho preso atto ormai da qualche anno della catastrofe italiana, tanto più disastrosa quanto fatta propria da persone in tutto e per tutto normali, che non trovano osceno consegnare il paese e il futuro dei propri figli a gente tanto moralmente compromessa. Me ne sono andata, con mio marito e le mie figlie, e l’ho fatto per salvare la pelle. Vivo stabilmente a Londra, al momento sono in Olanda per lavoro per qualche mese. Ho deciso che prenderò anche la cittadinanza inglese, dimenticando di essere italiana. Se vivi all’estero serve solo a gettarti discredito A PRIORI. Soprattutto voglio lavorare e vivere tranquilla, avere fiducia nelle istituzioni e smettere di essere perseguitata dalla agenzia delle entrate per bolli di auto che non ho più, per irpef che non devo più. Basta. La vita può essere migliore. Quando lo racconto ai miei amici italiani, i pochi superstiti, mi guardano senza credermi veramente! Ma a Londra, a parte la regina e Blair, nessuno è blindato. Monica http://www.pieroricca.org/ |