ulivo velletri


marzo 31 2007

Surreality show

Incredibile: Claudio Petruccioli ha dato un segno di vita.
L’altro giorno ha aperto il consiglio di amministrazione della Rai con questa idea: nel 2008 niente reality show sulle reti del servizio pubblico.
A intenderla in senso ampio, questa intenzione sarebbe rivoluzionaria. Vorrebbe dire: basta con questo modo di concepire la tv come uno strumento di inebetimento collettivo attraverso la drammatizzazione del nulla. Con rare eccezioni, tutta la televisione è infatti diventata un reality show di pessimo gusto.
Ma anche a intenderla in senso specifico, la dichiarazione è interessante: il presidente della Rai, un diessino nominato da Berlusconi, pur tra vari distinguo, ci dice che è sua intenzione eliminare dai palinsesti il format più volgare e invadente degli ultimi dieci anni. E motiva questa intenzione parlando di qualità, di missione del servizio pubblico, di ritorno alla sobrietà e al rigore. L’avevamo lasciato burocrate e ce lo ritroviamo eretico.
A questo punto era prevedibile che a “sinistra” qualcuno levasse la sua voce in difesa della libertà di espressione. E infatti Sandro Curzi, consigliere di amministrazione Rai nominato da Bertinotti, si è affrettato a difendere L’Isola dei famosi e consimili spettacoli che tanto piacciono al sottoproletariato culturale nazionale. Quell’audience di elettori non va lasciata alla destra, deve aver pensato il buon Piero Fassino, già frequentatore del salotto di Maria De Filippi. E infatti ieri sera, 22 minuti dopo la mezzanotte, ha risposto in questo modo a Giovanni Minoli: “Non ho una visione snobistica. Io penso che nella tv pubblica ci possano stare sia un programma come La storia siamo noi sia i reality show”. Per capire che cosa sono i diessini oggi non serve leggersi le mozioni congressuali. Basta riflettere su una dichiarazione come questa. Il segretario del maggior partito della “sinistra” ritiene normale che il cittadino paghi il canone per godersi l’intrattenimento trash attraverso la tv di Stato. Bisogna capirlo. I post-comunisti di potere, i nipotini di Berlinguer hanno compreso che bisogna sintonizzarsi sul punto più basso del gusto del pubblico, si sono convinti che l’inebetimento è irreversibile e il trash è parte integrante della modernità.
Si sono venduti l’anima, nel timore di apparire moralisti. http://www.pieroricca.org/


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