| ulivo velletri |
|
Meno ICI, più paghi. L’illusione fiscale del Signor B.di Carlo Cipiciani (Comicomix)
Il taglio all’ICI annunciato dal nuovo governo è una misura che farà crescere la spesa pubblica e aumenterà le tasse dei cittadini. Meglio sarebbe ridurre gli enti locali. UNA BUONA IDEA? – Perché l’abolizione dell’ICI sulla prima casa è certamente un provvedimento popolare: sono moltissimi gli italiani proprietari della propria abitazione, oltre l’80 per cento. E infatti anche il Governo Prodi, alla disperata ricerca di un recupero di consensi, aveva iniziato a fare qualcosa, solo per le famiglie più indigenti, con la sua ultima finanziaria. Ma abolire l’ICI è anche una buona idea? Purtroppo no. Anzi, è un esempio di una cattiva manovra tributaria e soprattutto della vittoria dell’apparenza sulla sostanza. E’ un provvedimento che contrasta fortemente con le proposte di “Federalismo fiscale”, tanto di moda di questi tempi. E rischia di essere un tipico esempio di illusione fiscale: ti do con la destra quanto ti tolgo con la sinistra. CHE NE DICI DELL’ICI – L’ICI sarà certo una tassa impopolare, ma non c’è paese al mondo in cui la finanza locale non sia alimentata in buona parte dalle imposte sugli immobili, comprese le prime case. A differenza delle imposte sui redditi e sui consumi, l’ICI non fa litigare i comuni: la casa sta con certezza in un luogo fisico. Inoltre, buona parte delle spese locali sono a vantaggio delle case, della residenza: spese per viabilità, trasporti, illuminazione, arredo urbano, e così via. E’ un principio tributario, quello del beneficio. Soprattutto, l’ICI permette ai cittadini di valutare l’operato del governo locale: pago una tassa, ottengo (o non ottengo) servizi. E giudico, con il voto. E l’ICI rappresenta l’importo principale di entrata per i Comuni italiani. Nel 2007 ha garantito un incasso di 12,2 miliardi di euro e ha coperto circa un terzo delle uscite comunali, (35,4 per cento per il Comune di Ravenna, oltre il 30 per Brescia, Lecco e Piacenza, tra il 25 ed il 30 per Cuneo, Padova, Treviso, Bologna, Modena, Firenze secondo le elaborazioni della CGIA di Mestre. Il 26 per cento dell’imposta riguarda appunto la prima casa, per un ammontare di circa 3 miliardi di euro, secondo le stime dell’Anci. Il taglio deciso da Prodi con l’ultima finanziaria per le fasce di reddito più basse ha riguardato il 40 per cento dei proprietari, per una cifra di circa 823 milioni di euro, secondo le stime della relazione tecnica alla legge di bilancio. Come mai i Comuni non hanno protestato? In fondo, gli toglievano delle risorse! No. Perché il governo ha rimborsato la perdita di gettito con proprie risorse trasferite ai comuni. Trovando i soldi nel campo dei miracoli, come Pinocchio? No: con tagli di spesa o con nuove o maggiori tasse “centrali”. Quindi, quello che veniva dato con la mano destra veniva tolto con la sinistra.
L’ILLUSIONE FISCALE – Ma c’è anche un’altra cosa. Si è detto che l’Ici sulla prima casa riguarda l’80 per cento degli italiani. Che saranno tutti felici. Ma i 2,2 miliardi di risorse da dove arriveranno? Si è già detto: con i trasferimenti da Roma, senza sacrificare i servizi pubblici locali. Già, ma il governo dove troverà questi soldi? Si spera non con un aumento di debito pubblico, interrompendo il cammino – impopolare - di risanamento avviato negli ultimi due anni. Difficile pensare a drastici e soprattutto immediati tagli di spesa pubblica, che compensino l’abolizione immediata promessa da Berlusconi, Tremonti e Brunetta. Quindi, a meno di non pensare alla moltiplicazione dei pani e dei pesci, resta solo una manovra di qualche tipo su imposte nazionali. che andranno a sostituire il gettito di un’imposta locale. Il risultato sarebbe quindi neutro? No: perché almeno l’ICI si autocontrolla: il sindaco deve scegliere tra l’offerta di maggiori o migliori servizi, che i suoi elettori apprezzeranno, con l’impopolarità creata dalla più pesante imposta. Invece, con un trasferimento, con un sussidio l’esperienza insegna che si genera una domanda unanime di incremento, alimentando tensioni tra centro e periferia. Che bel risultato!
|