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agosto 28 2008
CONVENTION DENVER; PER OBAMA UNITI IN GRANDE TENDA
di Alessandra Baldini
Barack Obama è il candidato ufficiale dei democratici per la sfida contro John McCain il 4 novembre. Febbrili telefonate e incontri a quattr'occhi al Pepsi Center hanno permesso ai clan Clinton e Obama di fumare il calumet della pace.
Lo stadio Invesco di Denver da cui domani Obama partirà in coppia con Joe Biden nella volata finale verso la Casa Bianca comincia finalmente ad assomigliare a una grande tenda. L'unità del partito innanzitutto, come era riuscito a fare Ronald Reagan chiamando a raccolta nel 1980 sotto la grande tenda della Convention di Detroit repubblicani conservatori e moderati per strappare a Jimmy Carter le chiavi della Casa Bianca.
L'elettrizzante discorso di Hillary, il suo determinato appello al 'Votate Obama, e' il mio candidato', ha segnato la svolta: "Noi americani sappiamo cosa significa andare avantì, diceva l'ex aspirante Commander in Chief mentre in platea la macchina prodigiosa del consenso istantaneo sostituiva i cartelli bianchi con il suo nome in corsivo con quelli blu che inneggiavano a Obama.
"Grazie Hillary", le ha subito telefonato Barack dal Montana, e poi, conclusa la telefonata "di parecchi minuti", ha fatto il bis con Bill: "Capisco il tuo orgoglio. Ho provato la stessa ammirazione quando lunedì ha parlato Michelle", gli ha detto alla vigilia del 'Bill Day'.
Il discorso in prima serata dell'ex presidente è stato mantenuto top secret alla stampa e anche alla campagna di Obama fino all'ultimo. Tra Clinton e la moglie, sostengono gli amici, é lui che è rimasto più scottato dalle esperienza delle primarie, al punto che, secondo la Cnn, avrebbe deciso di abbandonare la piazza prima dell'incoronazione di 'Re Obama' domani in mezzo a un tifo da stadio.
Fermo restando che, col discorso di Hillary di ieri, i Clinton hanno messo l'ipoteca su una prossima corsa presidenziale targata Clinton (già nel 2012 se Barack perde), per Bill quella di oggi potrebbe essere comunque l'ultima volta.
Non solo per l'America, anche per la Dinasty di Hope, Arkansas, potrebbe esser arrivata l'ora di "andare avanti". Intanto sono state avviate manovre di disgelo anche con Joe Biden, il senatore del Delaware preferito a Hillary per il posto di numero due. Biden, a cui è stato affidato l'ingrato compito di chiudere la terza notte della Convention quando l'America della Costa Est ha probabilmente cambiato canale, ha incontrato i Clinton nel backstage del Pepsi Center.
Non è chiaro cosa si siano detti i tre: l'amicizia di famiglia di decenni avrà avuto il sopravvento sulla gelosia professionale? Intanto nella maxi-arena dell'Invesco Field polizia, Fbi e Secret Service stanno preparando misure di sicurezze degne di una visita papale.
Ufficialmente non è stato fatto nulla di più di quanto già previsto, visto che il timore di un attentato contro Obama esiste da sempre. L'arresto nei giorni scorsi di tre balordi vicini agli ambienti suprematisti bianchi, pronti a parole a uccidere Obama allo stadio, non ha avuto conseguenze sulle precauzioni, già eccezionalmente strette, al massimo ha aumentato l'attenzione delle forse dell'ordine.
Non è d'altra parte la prima volta che vengono proferite minacce di carattere razzista contro Obama, e non sarà neppure l'ultima. E' successo all'inizio del mese in Florida: la polizia aveva trovato un vero e proprio arsenale nell'auto di un uomo che aveva pubblicamente minacciato non solo Obama ma anche l'attuale presidente degli Stati Uniti George W. Bush.
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