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agosto 28 2008
La politica in altura, l’ossessione democratica di Bill Clinton, i veterani della guerra in Irak, le donne in politica di Emily, l’arrivo di Veltroni, il ristoratore fiorentino e Sean Penn
Mi perdonino i lettori molto seri ed esigenti: questi appunti erano nati come una promessa fatta ad alcuni amici e perciò volevano avere un tono abbastanza leggero. Da ieri il diario è sul sito del PD e ieri sera (notte fonda in Italia) sono stato perfino chiamato da una tv che trasmette la convenzione sul satellite il cui conduttore aveva appena letto pezzi del blog e mi chiedeva un commento in diretta. Beh, grazie, grazie a tutti ma, nonostante questo piacevole interesse verso il piccolo oblò aperto sulla convention, non cambierò tono più di tanto.
E andiamo a cominciare.
Giorno 3. Denver è conosciuta con il nomignolo di "the Mile High City" poichè ad un certo scalino dell'ingresso del Municipio si è esattamente ad un miglio sopra il livello del mare. L'orizzonte è piatto ma in poco più di un'ora di macchina si può salire ad oltre 4000 metri e, del resto, delle 54 montagne americane sopra i 14.000 piedi (circa 4500), ben 52 stanno proprio in questo Stato.
Insomma, uno stacco geografico per dire che stiamo facendo politica in altura e sarà pure per questa ragione che la somma dell'adrenalina politica, del jet lag e dell'aria secca e rarefatta ci ha regalato una seconda giornata ancora più intensa della prima. E' evidente che da qui a giovedì sarà un crescendo.
La mattina inizia subito molto bene. Il Club di Madrid, l'organizzazione formata da ex capi di Stato e di governo, ha imbastito una tavola rotonda sulla "capacità realizzativa delle democrazie".
Il tema è stimolante: i sondaggi globali mostrano che i sistemi autoritari non dispiacciono così tanto perché almeno sono in grado di decidere; così, la vera sfida delle democrazie è dimostrare la loro capacità di scegliere e condurre a compimento i propri obiettivi.
Arriva a sorpresa Bill Clinton. A lui è affidato il compito di introdurre: carismatico e disinvolto come sempre, traccia le linee del campo del dibattito e afferma la centralità della sfida del climate change; poi termina quasi malinconico "quando sei stato primo ministro o presidente capisci che non puoi portarti dietro questo titolo a vita ma devi rispondere ad una domanda, quasi una ossessione: come la democrazia può essere capace di realizzare gli obiettivi". Moderano il dibattito Joschka Fischer e Madeleine Albright e discutono assieme personalità del calibro di Ricardo Lagos (Cile), Mary Robinson (Irlanda), Kim Campbell (Canada), Alexandro Toledo (Perù) e altri. Assai vivace e interessante lo scambio sulla convenienza della democrazia in contesti culturali e religiosi diversi come quello del mondo arabo, tema quanto mai hot dopo gli ultimi anni di politica estera di Bush.
Downtown all'ora di pranzo è una sorta di supermercato politico che offre eventi per tutti i gusti, una scelta decisamente più ricca di Boston 2004, eterogenea fino alla stravaganza: davanti ai grandi alberghi che ospitano i vip democratici puoi trovare le "mamme in rosa" che manifestano per la non violenza e contro la guerra così come coraggiosi picchetti di sostenitori di Mc Cain; altrove due manifestazioni democratiche ma di opposto orientamento si fronteggiano con megafoni dai due lati della strada: è un acceso scontro fra anti-abortisti e pro-choice (libertà della donna di scegliere) che va in scena davanti allo Sheraton.
Partecipo a due seminari fra i tanti possibili.
Il Truman National Security Project ha lo scopo di formare i politici democratici sui temi della sicurezza e della difesa per levare questi temi dalle mani della destra: fra gli speaker due dei possibili senior adviser di Barack, ma mi colpisce vedere (il sistema lobbistico funziona così) le due principali aziende della difesa americana come sponsor della faccenda. Paradossalmente ma simpaticamente, uscendo dall'edificio mi trovo in una situazione che all'inizio non comprendo: due file di militari in divisa ma senza armi camminano sul marciapiede con le movenze assai serie e agguerrite di chi bonifica un'area di guerriglia; molti fotografi attorno, poi alcuni attivisti distribuiscono una cartolina; si tratta dell'organizzazione dei veterani di guerra dell'Irak contrari al conflitto e alla sua gestione.
Fuggo all'iniziativa di Emily, la storica associazione di promozione politica delle donne. E' tutto esaurito poiché è attesa la presenza di Nancy Pelosi, di Michelle Obama e di Hillary Clinton, la protagonista della giornata. La capacità di mobilitazione e di fidelizzazione di Emily's list è formidabile e visibile nelle donne che fanno la fila per entrare nel salone per conoscere le altre donne candidate che si apprestano a concorrere nei vari livelli elettivi.
Del resto, anche la Convenzione è oggi prevalentemente una giornata al femminile. Intervengono due delle governatrici più in vista del partito, Janet Napolitano dell'Arizona e Kathleen Sebelius del Kansas, che ho incontrato a Chicago a giugno e che è stata nella short list dei possibili vice-presidenti. Donne di una straordinaria concretezza e capacità sulle questioni economiche, donne capaci di incursioni elettorali nel campo repubblicano, una in grado di strappare uno Stato notoriamente conservatore.
Il tema della giornata è l'economia, il campo in cui i sondaggi segnalano la maggiore debolezza di Mc Cain: se a novembre l'agenda fosse centrata sulla paura e sulla sicurezza potrebbero essere guai per i dems, ma se i temi saranno prevalentemente domestici ed economici la stanchezza verso Bush è perfino maggiore di quella verso la sua politica estera.
Il Pepsi Center ascolta molti Governatori, Massachussets, Pennsylvania, New Mexico, Mexico, Montana, Ohio, una generazione giovane e uno dei due serbatoi tradizionali (governatori e senatori) che da sempre sfornano candidati alla Casa Bianca.
Prima di entrare alla Convenzione vado all'aeroporto a prendere Veltroni che ci ha finalmente raggiunto, mentre Fassino ha alla fine rinunciato alla trasferta a causa degli impegni legati alla crisi georgiana.
Andiamo diretti a downtown per un primo affettuosissimo incontro con i Kennedy e poi presso la convenzione incontriamo il presidente dei democratici Howard Dean: verifico anche qui un grande calore umano e una immutata attenzione verso il progetto del PD italiano che Dean, del resto, venne a "benedire" nei due congressi fondativi di Roma e Firenze. Ci diamo appuntamento a novembre, dopo le elezioni.
Il "keynote speaker" di quest'anno (a Boston nel 2004 fu proprio Obama) è Mark Warner, governatore della Virginia: ritorna ancora il sogno americano, il riscatto dai fallimenti, il paese della seconda e anche terza opportunità, la politica della speranza contro quella della paura ma manca decisamente la magia di 4 anni fa e la platea non si scalda più di tanto.
Arriva in prime time il momento di Hillary Clinton che parla in un mare di cartelli bianchi, che recano non slogan ma solo il suo nome, e di stendardi blu con la scritta "unity": ovazione, commozione, un inizio di grande effetto con le pause giuste. Si definisce "madre orgogliosa, americana orgogliosa, senatrice orgogliosa, democratica orgogliosa, orgogliosa sostenitrice di Barack Obama come prossimo Presidente", attacca con ironia Mc Cain, ringrazia i suoi sostenitori. Il discorso enfatizza più volte il sostegno leale a Obama nella battaglia di novembre, chiama all'unità del partito ma detta anche un pezzo importante dell'agenda politica del Presidente, centrata sul tema del welfare e dell'assistenza sanitaria universale.
Niente da dire. E' un discorso di grande impatto che dimostra il valore indiscusso di una personalità che non abbandona certo la scena politica. Mugugnano forse quei sostenitori di Obama che si attendevano qualche autocritica per i toni accesi della campagna ma alla fine della serata il candidato presidente non può che essere assai soddisfatto del grande sostegno ricevuto dalla senatrice di New York.
Stasera è serata di feste politiche in tutti i locali del centro: mi affaccio a quella dei dems della Grande Mela dove incontro un giovane ristoratore fiorentino che ha fatto fortuna qui e due colleghi del Pd, Francesco Sanna e Guglielmo Vaccaro, arrivati fin qui in camper a seguire la convention; proseguiamo assieme fino all'evento della New Democratic Coalition, il caucus dei deputati più liberal dell'Asinello americano.
Il coprifuoco scatta attorno alla mezzanotte.
Una nota di mondanità anche per oggi (non vorrei prenderci troppo gusto): ho puntato stamani il grill bar del Brown Palace come un luogo di potenziali incontri interessanti e ho mangiato il mio consueto hamburger seduto al tavolo stavolta accanto a Sean Penn. Not bad.
A domani, fellow democrats !
http://www.lapopistelli.it/cgi-bin/articoli.exe/?id=162&data=39687
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