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febbraio 28 2006
Gambia: problemi sociali alla vigilia delle elezioni presidenziali
La Repubblica del Gambia è caratterizzata ancora dalla presenza di gravi problemi sociali, come l’elevato tasso di mortalità infantile e la grande povertà della popolazione, costretta a vivere in condizioni di instabilità e precarietà. Nel 2006 si terranno le elezioni presidenziali e l’attuale presidente Yahya Jammeh elimina l’opposizione con tutta una serie di operazioni intimidatorie, dalla repressione della libertà di stampa all’arresto degli esponenti del partito avversario. A livello economico il Gambia dipende ancora in larga misura dagli aiuti stranieri ma ha adottato un nuovo programma di riforme volte a sviluppare il sistema economico.
Massimo Corsini
Equilibri.net
Problemi sociali e politica
La Repubblica del Gambia, uno degli stati africani più piccoli e poveri, dove il 59% della popolazione vive con un reddito inferiore ad un dollaro, ed è un paese in cui fasi di calma interna si alternano a conflitti dovuti alla presenza di gravi problemi sociali. Nel territorio non sono presenti risorse notevoli di materie prime e l’economia si basa prevalentemente sull’agricoltura. Il tasso di disoccupazione è elevato e l’intero sistema economico dipende in gran parte da aiuti e sostegni internazionali. La popolazione, nel 2005 poco più di un milione e mezzo di individui, è composta da etnie differenti sia in termini di cultura che di religione. I principali gruppi etnici presenti nel territorio sono i Malinke (34% della popolazione), i Fulani (16%) e i Wolof (12%). Dell’intero corpo sociale oltre il 90% è musulmano, mentre il restante è suddiviso tra cristiani ed animisti.
I problemi sociali più gravi sono l’alto tasso di mortalità infantile (circa il 7% dei bambini muore entro il primo anno di vita), la denutrizione, la mancanza di acqua potabile, la presenza di gravi malattie (HIV, malaria, febbre gialla, meningite). Altrettanto grave è la disuguaglianza nel trattamento della donna, prassi tristemente radicata nella tradizione regionale. La legislazione nazionale prevede l’eguaglianza dei sessi, ma nei villaggi la legge statale non è ancora completamente rispettata. Le donne non possono avere accesso alla proprietà terriera né avere denaro proprio, ma è loro compito lavorare nei campi e accudire alla famiglia. Data la grande povertà della popolazione le ragazze sono spesso costrette a sposarsi presto e contro la loro volontà, e la loro vita è il più delle volte segnata dallo sfruttamento, dai maltrattamenti nonché dall’abuso sessuale.
Il paese ottiene l’indipendenza dalla corona inglese nel 1965. Dopo aver dato vita ad una breve confederazione con il Senegal, nel luglio del 1994 sale al potere, con un sanguinoso colpo di stato, Yahya Jammeh, poi eletto presidente nelle elezioni del 1996 e rinominato nel 2001, con seri dubbi sulla regolarità della campagna elettorale e delle votazioni (si ricorda in particolare l’arresto di esponenti politici dell’opposizione e giornalisti gambesi nonché l’espulsione dal territorio dei cronisti stranieri).
Nel 2006 sono previste nuove elezioni presidenziali, a cui faranno seguito nel 2007 quelle parlamentari. La situazione politica interna è tuttavia instabile e Jammeh ha formalmente annunciato la propria candidatura. Il governo di Banjul elimina l’opposizione attraverso operazioni intimidatorie, impedendo lo svolgimento della campagna elettorale dei rivali e inibendo la stampa indipendente (in particolare attraverso la previsione di elevate tasse). Nel gennaio del 2006 il governo ha fatto arrestare i principali leader del partito avversario, asserendo il loro coinvolgimento in “attività sovversive” minaccianti la sicurezza nazionale. Mamath Bah, leader del Partito Nazionale di Riconciliazione (PNR), Omar Jallow, guida del Partito Popolare Progressista (PPP) e ministro nel deposto governo dell’ex presidente Jawara, nonché Halifa Sallah, dell’Organizzazione Democratica per l’Indipendenza e il Socialismo (partiti che nel 2004 si sono fusi dando vita ad un’unica forza di opposizione denominata Alleanza Nazionale per lo Sviluppo e la Democrazia, ANSD). I tre leader e altri membri dell’opposizione sono stati accusati, il 3 novembre 2005, di aiutare economicamente e logisticamente gruppi di ribelli separatisti nella lotta contro il governo senegalese per l’indipendenza della regione di Casamance. Come risposta l’ANSD continua a chiedere formalmente al governo di Banjul il rilascio dei suoi leader o di provare le sue asserzioni contro la coalizione.
Graduale trasformazione del sistema economico
Anno fondamentale per comprendere l’evoluzione dell’economia gambiana è il 1996, quando il governo di Yahya Jammeh adotta la cosiddetta “Vision 2020”, un programma di interventi e riforme volte allo sviluppo dei settori sociale ed economico per il periodo 1996-2020. Con tale progetto il governo si impegna a trasformare e ristrutturare l’intera economia del paese, modellandola sui principi del libero mercato, in particolare attraverso sviluppo del commercio, incremento dei settori agricolo e manifatturiero, impulso al turismo e maggiori esportazioni. Lo scopo perseguito è riuscire a garantire un sistema macroeconomico bilanciato e assicurare di conseguenza un maggiore ed adeguato standard di vita a tutta la popolazione, che vive ancora in gravi condizioni di precarietà e povertà. Obiettivi primari sono: sviluppo dell’agricoltura, maggiore sfruttamento delle risorse naturali, espansione e diversificazione industriale, costruzione di infrastrutture e servizi. Simultaneamente un nuovo indirizzo diplomatico tende ad assicurare migliori e fruttiferi rapporti con le nazioni estere, al fine di incentivare una maggiore collaborazione economica.
Attualmente il settore più importante dell’economia gambiana è l’agricoltura (in particolare la coltivazione delle arachidi). Il settore occupa circa il 75% della forza lavoro, ma si caratterizza ancora per la mancanza di modernizzazione nel sistema produttivo, l'assenza di diversificazione e il mancato reinvestimento dei proventi. Nonostante la presenza del fiume Gambia che attraversa l’intero paese, è coltivabile appena un sesto del territorio. Nella Vision 2020 sono indicati gli obiettivi a lungo termine considerati primari: un incremento dell’esportazione che garantisca maggiori introiti da poter reinvestire nei processi di sviluppo e diversificazione della produzione, il miglioramento del sistema di irrigazione al fine di ottimizzare e aumentare l’impiego sia delle risorse idriche che dei terreni coltivabili, la creazione di maggiore forza lavoro e la riduzione delle disparità nel trattamento tra uomo e donna. Nel 2005 il settore ha conosciuto una consistente espansione, aumentando del 13,9% e costituendo nel 2005 il 35,5% del prodotto interno lordo. Nel giugno del 2005 è inoltre stato avviato dal Ministero dell’Agricoltura un importante progetto volto a combattere la degradazione del terreno e sviluppare una più consapevole amministrazione delle risorse idriche, finanziato in parte dalla Banca per lo Sviluppo Africano attraverso un prestito di circa 7 milioni di euro.
Per quanto riguarda il settore industriale (12,2% del PIL), il principale obiettivo nel lungo termine è riuscire a raggiungere un solido sistema di infrastrutture che possa accompagnare lo sviluppo del sistema imprenditoriale e manifatturiero. In particolare sarà necessaria una profonda ristrutturazione nel settore dei trasporti. I porti dovranno essere resi più efficienti ed è in corso la trasformazione dell’intero scalo di Banjul in un vasto centro industriale, in previsione dell’aumento dei traffici marini (nel 2005 la pesca è incrementata del 10%). Opere di espansione e rinnovamento sono in atto anche nell’aeroporto della capitale, finalizzate ad affrontare in modo dinamico l’espansione del settore turistico.
Dal punto di vista energetico il territorio è privo di giacimenti petroliferi e l’intero settore industriale si basa sull’acquisto di idrocarburi dall’estero. Per sopperire a tale mancanza nel 1978 è stata istituita l’Organizzazione per lo Sviluppo del Bacino Gambiano (OSBG), cui fanno parte Repubblica del Gambia, Guinea, Guinea-Bissau e Senegal, finalizzata allo sviluppo del potenziale idroelettrico del bacino, rendendolo fruibile agli stati partecipanti. La produzione di energia idroelettrica dovrebbe permettere di ridurre in modo significativo la dipendenza dell’economia gambiana dal petrolio straniero. Entro la fine del 2007 dovrebbe terminare la costruzione di due grandi dighe, a Kaléta e a Sambangalou (solo la seconda sarà in grado di produrre più di 400 giga watt all’ora). Scopo del progetto è portare ad una riduzione dei costi aumentando la competitività internazionale delle industrie dei paesi partecipanti al progetto.
Conclusioni
A livello politico la situazione sembra destinata a rimanere instabile ancora per molto tempo, data la reticenza dell’attuale presidente Jammeh a permettere lo svolgimento di elezioni veramente democratiche, permettendo un reale confronto con l’opposizione. Per quanto riguarda invece l’economia le aspettative sono più rosee, dato che l’adozione della Vision 2020 comincia a dare i suoi frutti, come lo sviluppo del settore agricolo e la ormai vicina indipendenza dal petrolio estero. Ci si aspetta quindi che nel corso di questi prossimi 10-15 anni la situazione possa migliorare e il Gambia riesca finalmente ad avere un’economia autonoma non dipendente da aiuti e donazioni straniere.
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