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febbraio 28 2006
Roma, la più multietnica d'Europa
Stranieri. Presentato ieri il II Rapporto dell'Osservatorio romano sulle migrazioni. Tra le capitali europee, quella italiana si mostra come la più variegata, con quasi 200 nazionalità diverse
Marzia Basili
E’ stato presentato alla stampa ieri a Roma il secondo Rapporto dell’Osservatorio romano sulle migrazioni, curato e presentato dalla Camera di Commercio e dalla Caritas di Roma. La sinergia tra un attore, come la Caritas, da sempre impegnato nel settore sociale e dell’accoglienza e la Camera di Commercio, organizzazione spiccatamente economica, è emblematica delle due dimensioni con cui la società italiana guarda al fenomeno dell’immigrazione.
A differenza delle altre grandi capitali europee, Roma sembra emergere come la più multietnica. Mentre Parigi è meta privilegiata della comunità magrebina, Berlino di quella turca e Londra della indo-pachistana, Roma accoglie quasi 200 nazionalità diverse. Le collettività più numerose sono quelle filippina e rumena che tuttavia non raggiungono insieme più del 25% del totale della popolazione straniera.
A gennaio 2005 risiedono nel comune di Roma circa 225 mila cittadini stranieri, pari a quasi l’8% della popolazione totale. Si tratta di una popolazione prevalentemente adulta e femminile che giunge nella capitale per lavorare o ricongiungersi alla propria famiglia; cala infatti la percentuale dei permessi di soggiorno per motivi religiosi e per studio.
Ampliando lo sguardo al contesto provinciale, l’immigrazione aumenta sensibilmente nell’area extrametropolitana mentre tende a diminuire nella città di Roma facendo registrare un rapporto tra capoluogo e provincia che passa da 1 a 6 all’inizio degli anni ’90 all’attuale 1 a 3. Tale dato tradisce la tendenza dei nuclei familiari immigrati a scegliere di insediarsi non nell’area metropolitana bensì nei comuni circostanti che presentano probabilmente costi e condizioni di vita meno proibitive. Ciò trova anche conferma nella percentuale di alunni stranieri nelle scuole che passa dal 4,8% a Roma al 5,8% negli altri comuni della provincia. Se da un lato tale fenomeno è emblematico di una crescente tendenza alla stanzialità da parte della comunità immigrata che richiama la propria famiglia e cerca pertanto un contesto di vita più idoneo ai nuovi bisogni, dall’altro evidenzia un pericoloso processo, già sviluppatosi nelle altre capitali europee, di creazione di sistemi sub-urbani satelliti a forte rischio marginalizzazione.
Come evidenziato dai dati Inps, i lavoratori stranieri nell’area romana sono prevalentemente occupati nel settore domestico o come dipendenti di aziende commerciali ed edili. Tuttavia, il dato che sorprende maggiormente è la straordinaria dinamicità dell’imprenditoria immigrata. A fronte di un calo dello 0,7% degli italiani titolari o soci di ditte, gli imprenditori immigrati fanno registrare, nell’arco temporale 2003-2004, un vero e proprio boom con il +19% di titolarità di nuove imprese. Un imprenditore “romano” su 15 (vale a dire il 7% del totale) è di origine straniera!
Il settore imprenditoriale preferito è quello dei servizi (il 60% delle imprese attive in questo settore ha un titolare immigrato), del commercio (39%) e delle costruzioni (17%). I titolari ed i soci di origine rumena sono i più numerosi tuttavia si tratta di un fenomeno “multietnico”: si contano almeno una ventina di collettività nazionali con percentuali comprese tra il 4% e il 2% e la categoria “altre provenienze” rappresenta il 13,4% del totale.
Le interpretazioni a questo dato possono essere molte, anche quelle che mettono in gioco fattori psicologici quali l’entusiasmo e la voglia di affermazione da parte di chi investe nel progetto migratorio un futuro migliore per sé e per i propri familiari. Tutto questo accede all’interno di una società, quella italiana, che sembra frenata e smarrita nei sui obiettivi di sviluppo a causa dei contraddittori e illusionistici indirizzi economici dell’attuale fase politica. www.aprileonline.info/
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