ulivo velletri


febbraio 28 2006

Le regole del confonto - Che strano paese: si vuole fare un confronto all'americana e poi si mettono sul tavolo le solite, truffaldine regole all'italiana. Si vuole organizzare un faccia a faccia secondo lo schema del campo neutro e uguali condizioni (scritte e controfirmate) e poi si apre una parentesi in cui si dice che uno dei due concorrenti potrà giocare un tempo supplementare senza avversari e a porta vuota. Qui non c'entra nemmeno la banale osservazione che di fronte al leader dello schieramento progressista c'è il padrone delle televisioni e che, solo per questo, casomai lo sfidante dovrebbe rifiutarsi per principio. Siamo oltre. Nonostante il clamoroso conflitto di interessi, la maggioranza scrive (da sola) un regolamento, pretende che l'avversario lo voti, esige che la vittima lo applichi. Si bara al gioco e per giunta si sventola l'asso. E c'è anche chi si stupisce se Prodi rifiuta le forche caudine votate dalla maggioranza della Commissione di Vigilanza. Un ministro della repubblica, Mario Landolfi, ieri dichiarava alle agenzie che il leader dell'Unione «deve accettare il confronto», il presidente della camera, Pierferdinando Casini, invece, lo reclamava a tutto servizio («Prodi si confronti con me e con Fini»). Sono impazienti e anche piuttosto nervosi. Se il professore alla fine li lascerà a bocca asciutta, cambiandogli all'improvviso la dieta televisiva, mantenere la forma mediatica sarà dura. Si legge sui giornali che quando le regole sono state decise bisogna rispettarle. Come se il regolamento apparecchiato dalla Vigilanza, fosse in qualche modo equivalente a una legge del Parlamento. Come se tutte le leggi, anche le più palesemente inique, andassero comunque rispettate. Si può anche scegliere la disobbedienza civile. E civilmente, di fronte a una situazione così paradossale, Prodi ha capito che la farsa andava esaltata (con la proposta di far moderare il faccia a faccia dal maggiordomo del cavaliere), l'apparenza della legalità ridicolizzata. E le regole finalmente ristabilite nel minimo livello di decenza. Il presidente del consiglio non rinuncerà al comizio finale graziosamente regalatogli dai suoi deputati al nobile scopo riuniti in Vigilanza? Allora si accontenti del monologo. Vuole invece confrontarsi con il suo antagonista? Accetti di sedersi al tavolo con le mani bene in vista. Chi lo conosce dice che cancellare l'appello al popolo è come togliergli il truccatore di fiducia. E allora si tenga il suo balconcino mediatico, ma non pretenda di usarlo per buttar giù il suo avversario. di Norma Rangeri da Il manifesto

postato da ulivovelletri | 06:51 | commenti
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