| ulivo velletri |
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Scontro di civiltà: amo e merluzzi
Se vai a cena al Club Greco, in piena Downtown del Cairo, ti ritrovi in una piacevolissima terrazza che è uno dei posti più freschi del Cairo d'estate, e c'è il formaggio fritto, dei calamari affidabili e la birra. E prezzi normali anziché no, cosa che non capita spesso nei ristoranti dove servono birra. Sulla tua testa c'è il quartier generale di Kifaya che, mi dicono, ormai è diventato un grosso contenitore che raccoglie più o meno tutta l'opposizione egiziana, dai Fratelli Musulmani ai laici liberali. E, dalle finestre della sede di Kifaya, pendono dei grossi striscioni con le loro scritte in arabo e la fotografia di questo signore qua, quello dell'immagine qui sopra: Ayman Nur. Mi dicono che la combattiva moglie di quest'uomo, rinchiuso in un carcere di massima sicurezza e ormai in pessime condizioni fisiche, sia andata fino al Palazzo dell'ONU a interrompere una seduta, per denunciare le condizioni del marito. Silenzio generale, poi la signora è stata accompagnata all'uscita e, con un certo imbarazzo, i presenti hanno continuato i loro lavori. Il monopolio della denuncia di questo caso, in Italia, ce l'ha Emma Bonino. Succede, quindi, che lui è liberale e lo difende la Bonino, ma la Bonino è radicale e i radicali difendono posizioni indifendibili, sul mondo arabo. Se guardo la traiettoria "politica" di questo blog, dai primi post a oggi, mi viene il dubbio che mi sia un po' scappata di mano, la questione. C'è un piccolo scambio tra me e Patrizia, nei commenti a questo post, che mi pare sintomatico dei dubbi in cui mi dibatto in questi giorni, o della resaca che mi sono ritrovata addosso uscendo un attimo dall'Italia, ritrovando le distanze. In Italia, mi pare che ci sia una specie di tenaglia in cui, a fronte di una sinistra sempre più filosionista, l'alternativa consista in una - assai minoritaria - difesa di un concetto di Islam più o meno vago che, pure, alla fine si incarna in gruppi arabi concreti, in un progetto e una lotta politica assolutamente concreti. Rispettabili, molto più di quanto non raccontino i media nostrani, certo. Ma un progetto politico, in fin dei conti, che non è la fotografia del Medio Oriente tutto. Assolutamente no. E, comunque, non è detto che sia quello che io, tu, Tizio e Caio sposeremmo, se la pressione dello "Scontro di Civiltà" non ti spintonasse da una parte o dall'altra, non ti obbligasse a calci a prendere posto sulla sedia che ti pare la meno sporca di tutte. Si semplifica. La vita è strana e la mia resaca ha coinciso con l'aggressione al Libano. Intanto, come in Iraq e ancora più che in Iraq, è il mondo arabo laico a rimetterci le penne. Ovvero, il protagonista naturale di qualsiasi discorso che, in Italia, aspirasse ad essere un po' più che minoritario, di nicchia. E' naturale, nei momenti di scontro, che ci si radicalizzi e che la realtà si semplifichi, che si perdano ricchezza e complessità. Mi sto ponendo il serio dubbio che, negli argomenti che spesso si usano a sostegno di questo pezzo di mondo - anche su questo blog - ci sia l'esca, ingoiata tutta intera, che ne prepara la distruzione. Che già lo rende sempre più irriconoscibile, di anno in anno. Forse lo stiamo forgiando in parecchi, un sogno orientalista come un altro, e intanto c'è un mucchio di gente, qua, che ci guarda più o meno allibita e forse ce lo dovrebbe urlare un po' più forte, il suo colossale: "Ma che cazzo dite, tutti quanti?"http://www.ilcircolo.net/lia/001064.php |