Osservo:

1. Debora ha fatto una scelta: ha deciso di sostenere uno dei due attuali candidati segretario perché crede nelle sue promesse di cambiamento. Forse pecca d’ingenuità ma da qui a parlare di “segreti accordi di palazzo”, beh.

2. Debora ha lanciato una stoccata a Bersani e tutta l’area Dalemiana: se Franceschini può giustamente non convincere come speranza di cambiamento, Bersani portano dietro la restaurazione. Chi può negare che Bersani vuole ridurre quando non eliminare le primarie aperte? Chi può negare che Bersani vuole spostare l’asse del partito a sinistra, con il significato rozzo ed italico di sinistra? Chi può negare che Bersani vuole eliminare la vocazione maggioritaria?

3. Debora non si è candidata. Ha deciso di non seguire l’eredità di Adinolfi e Giulia Innocenzi, ovvero del candidato che si candida puntando su una mezza idea un po’ confusa, perde, accusa di brogli, si dimette, quando nessuno caga le sue dimissioni ritorna.

4. Debora sostiene Franceschini “Non sto con Dario per simpatia, ma perché vuole creare una nuova classe dirigente”. Se è questa la promessa, se con questo vuole coinvolgere veramente Debora ed altri, magari i Piombini, beh, è comprensibile il suo sostegno.

5. Lei è/è stata il caso mediatico favorevole al PD. Il, perché singolare. E, giustamente, va distrutto. Prima dai cinici di professione, poi dai soliti noti del “la politica lasciatela ai professionisti”. Forse Debora non ha scelto l’amico giusto, ma i nemici giusti ce li ha.

6. La stiamo distruggendo perché ha fatto una scelta. E non è la nostra scelta. There’s nothing wrong in liberalism.

7. A me Franceschini ha deluso. Non può essere il nostro candidato al 2013. Ma finché i Piombini non fanno nulla (potrebbero decidere di aspettare un giro, ormai, si sono mossi tardi per presentare una candidatura ma non troppo per farsi notare ed iniziare un dibattito), la sua promessa di classe dirigente futura è l’unica cosa che c’è rimasta.

Perché non si può tornare indietro. Non possiamo ritornare a l’Unione, comunque la si voglia chiamare. Se c’è un’esigenza è quella di fare più primarie, giuste ed utili, perché se hai un candidato che verrà trombato lo sai con tre mesi d’anticipo e ne va su un altro che magari non verrà trombato, non farne meno e chiuderle solo agli iscritti.

Se il PD ha peccato di qualcosa, ha peccato di timidezza. Troppo poche primarie, non troppe come dice Bersani. Troppo poco “da soli”, non troppo. Troppo poco aperti, non troppo.

E troppe poche decisioni. Francé ha dato un esempio di cambio di passo sul referendum: si è votato in direzione nazionale e si è scelta una linea. Se avessimo un partito che rispetta le linee sarebbe meglio, ma tant’è.

Francé forse è troppo timido, ma è nella direzione giusta. E non possiamo lapidare Debora per avergli dato fiducia. O forse sì: siamo pur sempre “sinistra” e Italia.http://eggsofwar.wordpress.com/2009/07/01/spezzo-una-lancia/