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ottobre 19 2009
| Soru: «Contro lo scempio Consulta e referendum» |
| Data di pubblicazione: 19.10.2009 |
| “Renato Soru: ci opporremo con ogni mezzo”. La verità sulla distruzione del PPR e del paesaggio sardo. Il manifesto, 18 ottobre 2009 |
Nell'estate del 2004 fu uno dei primi atti della giunta regionale appena eletta: divieto di costruzione entro i due chilometri dalla linea della costa. Un decreto firmato da Renato Soru, che della tutela del paesaggio aveva fatto uno dei temi forti della campagna elettorale che s'era chiusa, nel giugno di quell'anno, con la vittoria della coalizione di centrosinistra. Al primo alt agli appetiti dei cementificatori (industria edile, albergatori, immobiliaristi) Soru fece seguire il "Piano paesaggistico regionale", uno strumento di tutela senza eguali in Italia e tra i più avanzati in Europa. Tutela non solo delle zone più vicine al mare, ma anche di quelle interne, comprese le aree agricole intorno ai centri urbani e le zone collinari e montuose. Tutto il territorio regionale veniva coperto, per la prima volta, da un sistema di regole che dettavano i criteri d'interesse generale in base ai quali l'attività edilizia doveva essere svolta. Per una regione come la Sardegna, e per un paese come l'Italia, una novità epocale: il paesaggio riconosciuto come bene comune rispetto al quale l'ordine di priorità che guida le logiche degli imprenditori del mattone e degli speculatori veniva disinnescato, destituito della legittimità e della priorità che le amministrazioni pubbliche, non solo in Sardegna, le avevano sempre riconosciuto.
A caldo il commento di Soru, capo dell'opposizione in consiglio, alla decisione dell'assemblea regionale di ridare disco verde a chi all'ambiente preferisce l'edilizia di rapina è durissimo: «Noi faremo di tutto perché la legge che è stata approvata venerdì sia cancellata. Se passasse, per la Sardegna sarebbe un disastro di dimensioni storiche».
Il presidente della giunta di centrodestra, Ugo Cappellacci, dice che lei e tutto il centrosinistra fate un allarmismo ingiustificato...
Cappellacci mente in maniera spudorata. La prima bugia che dice è che la legge approvata dal consiglio regionale non è altro che l'attuazione del Piano casa nazionale. La seconda bugia è che in fondo ciò che è stato deciso è solo un aumento delle cubature finalizzato alla riqualificazione delle strutture turistiche e al risparmio energetico.
Queste cose non ci sono nelle legge regionale?
Non è questo il punto. Il punto è che la legge di fatto reintroduce nella normativa urbanistica le vecchie zone F, le famigerate zone di sviluppo turistico. In tutte le aeree costiere della Sardegna di qualche pregio ambientale, ma proprio in tutte, sono pronti progetti di lottizzazione che, con la legge della giunta Cappellacci, ripartiranno alla grande. Cappellacci e i suoi assessori cercano di far credere che il loro progetto sia solo chiudere terrazzini e scantinati e concedere agli alberghi un po' di volumetrie in più se ristrutturano in funzione del risparmio energetico. E questo purtroppo è anche il messaggio che passa nei media. Invece il vero obiettivo è un altro. E' quello di ritornare al sacco indiscriminato delle coste. E sarà una colata di cemento mostruosa, da nord a sud, dall'Argentiera ad Alghero, da Bosa a Chia, da Pula a Capo Malfatano, da Nora a Capo Spartivento, da Teulada a Olbia. Uno scempio a confronto del quale il più grande disastro ambientale subito dalla Sardegna, la deforestazione compiuta dai piemontesi nella seconda metà dell'Ottocento, che non è stata poi neanche così grande com'è stata dipinta, è una cosa da niente. Se la legge approvata dalla maggioranza di centrodestra sarà attuata, la nostra generazione sarà ricordata per sempre come quella che ha irreparabilmente devastato un patrimonio ambientale e paesaggistico straordinario.
Come intendete opporvi?
Faremo tutto ciò che è possibile fare per fermare lo scempio che il centrodestra sta preparando. Ricorreremo alla Corte Costituzionale, che su queste materie si è già pronunciata a nostro favore contro il tentativo di cancellare il Piano paesaggistico. Promuoveremo un referendum regionale che dia la parola a tutte i sardi e spiegheremo che in gioco non ci sono solo aumenti di volumetria, ma la sopravvivenza di quel bene prezioso e unico che è il nostro ambiente e il nostro paesaggio, contro il quale si sta tentando di sferrare un colpo mortale.
Più cubature, anche in riva al mare Via la salva coste
«Piano casa» secondo il centrodestra, «piano cemento» secondo l'opposizione di centrosinistra. Venerdì il consiglio regionale sardo ha approvato un disegno di legge che il presidente della giunta, Ugo Cappellacci, aveva messo al centro della sua campagna elettorale, quella che nel febbraio di quest'anno lo vide correre, e vincere, contro il governatore uscente, Renato Soru.
Cappellacci promise agli elettori che una delle prime cose che avrebbe fatto sarebbe stata la modifica radicale delle norme urbanistiche approvate da Soru, quel "Piano paesaggistico" che il centrodestra indicò, durante lo scontro elettorale, come una delle cause principali, se non la principale, delle difficoltà dell'economia sarda. In una regione dove l'industria è al collasso e gli agricoltori sono strangolati dai debiti contratti con le banche, era gioco facile, per Cappellacci e soci, presentare turismo e sviluppo dell'edilizia come i toccasana per curare il crollo del pil regionale e l'impennata del tasso di disoccupazione.
Ora la promessa viene puntualmente mantenuta. C'è voluto un mese e mezzo dalla presentazione del testo della giunta e due settimane di scontri molto aspri in consiglio regionale, ma alla fine, venerdì scorso a tarda sera, l'aula ha approvato il progetto con il voto compatto di tutta la maggioranza.
Inutili i tentativi dell'opposizione di introdurre parziali modifiche. Inutile il tentativo-provocazione dell'ex assessore Gian Valerio Sanna, principale collaboratore di Renato Soru nell'elaborazione e nella gestione del Piano paesaggistico, che ha presentato un documento per chiedere ai consiglieri regionali di impegnarsi a non usufruire personalmente dei benefici della legge. Né sono serviti a molto gli interventi dei capigruppo del Pd, Mario Bruno, della Sinistra, Luciano Uras, dell'Idv, Adriano Salis. Al vice presidente del consiglio, Giuseppe Cucca, che chiedeva di mettere da parte le contrapposizioni della passata legislatura e di aprire un confronto nel merito della legge, Chicco Porcu, uno dei consiglieri più vicini a Soru, ha replicato: «Se confronto deve essere sia sulle riforme vere, a iniziare dai conflitti di interessi».
La battaglia più aspra è stata quella sull'articolo 13 della legge, che consente aumenti di cubature sino al 10 per cento dei volumi già esistenti "in strutture a finalità turistico-ricettiva" anche entro la fascia sinora protetta dei trecento metri dalla linea del mare. E questo senza la verifica prevista dal "Piano paesaggistico" attraverso il meccanismo dell'intesa preventiva tra enti locali, costruttori e assessorati all'ambiente e all'urbanistica. Un meccanismo che garantiva il controllo regionale sulla base delle norme generali dettate dal Piano paesaggistico. La cancellazione della procedura dell'intesa è uno stravolgimento palese del sistema di tutela voluto dalla giunta Soru, ma anche delle norme del Codice Urbani. Lo ha ricordato Gian Valerio Sanna. «Non si possono usare norme urbanistiche, come quelle approvate dal consiglio, per intervenire sulla tutela paesaggistica, garantita sia dal piano regionale sia dal Codice Urbani. La legge ora prevede che si potrà costruire entro i trecento metri dalla costa a condizione che venga concessa un'autorizzazione paesaggistica da parte di una commissione nominata, in pratica, dalla maggioranza. Ma non può essere concessa alcuna autorizzazione paesaggistica entro zone che sono, sia secondo la normativa regionale sia secondo quella nazionale, zone a vincolo integrale». Secondo il piano casa di Cappellacci, nelle aree non costiere gli attuali indici di edificabilità potranno essere superati del 20%, ma solamente per fabbricati ad uso residenziale uni-bifamiliare (escluse le villette a schiera), con una premialità sino al trenta per cento di volumetria in più se si ristruttura casa con tecnologie che garantiscano un risparmio energetico. Sottotetti e seminterrati potranno ottenere l'abitabilità. I cosiddetti "vuoti tecnici" all'interno della facciate, in pratica verande e terrazzi, potranno essere chiusi se non danno in facciata.
Netta l'opposizione del fronte ambientalista. Per Vincenzo Tiana (Legambiente), Fanny Cao (Italia Nostra) e Luca Pinna (Wwf) il consiglio regionale ha approvato una legge peggiorativa delle norme di salvaguardia paesaggistica: «I sardi devono essere informati che attraverso un dispositivo di legge in teoria volto a rendere possibili e più semplici piccoli ampliamenti edilizi, si vuole far passare una modifica di fatto delle norme di tutela del paesaggio».
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gennaio 29 2009
"Abruzzo - Sardegna, una storia già vista. E da riguardare in rete"
L'UNITA'
di Daniela Amenta
Meno male che la Rete c'è, verrebbe da dire. E anche la memoria. Perché le similitudini tra la campagna berlusconiana in Abruzzo e quella in Sardegna sono così simili da rasentare lo sconcerto. Un video può aiutare a comprendere.
Dunque, a dicembre il premier lascia Roma, la crisi nazionale, e si catapulta in Abruzzo a sostene Gianni Chiodi come presidente della Regione. Così sta facendo, ma in dosi addirittura più massicce, nell'Isola. I candidati sono normalmente sullo sfondo. E' lui che gestisce la folla, aizza, sciorina dati, prende la par condicio e ne fa un sol boccone, promette. Soprattutto promette. Promette ciò che non mantiene. Ma a questo siamo abituati.
Vediamola da vicino questa strategia. Berlusconi lascia Palazzo Chigi dove - come ha detto giorni fa a Sassari - "a tempo perso faccio anche il presidente del Consiglio" - e si sposta a sostenere ora Gianni, ora Ugo, ectoplasmi nello sfolgorio egoico berlusconico. Ma siccome parliamo del capo del Governo, che "a tempo perso" potrebbe rilasciare una dichiarazione sulla recessione o sul conflitto in Medioriente, ecco il codazzo di telegiornali. Ripresa a campo largo sulla scenografia azzurra, coi nomi di Gianni e Ugo a caratteri cubitali con il logo del Pdl, et opplà lo spot (gratis) è servito. E negli orari di maggiore audience. Senza contare i costi per l'uso di aerei di Stato, elicotteri, agenti e carabinieri sottratti al Paese e all'ordine pubblico.
Ma per fortuna che la Rete c'è. Da qui la denuncia del giornalista Claudio Messora, che nel suo sito Byoblu.com racconta che fine hanno fatto le promesse elettorali del premier in Abruzzo. Un avvertimento ai sardi che ancora credono nelle fiabe.
Il 12 dicembre Berlusconi è a Chieti, per il rush finale a sostegno di Chiodi. Dice che l'Abruzzo riceverà parte dei 16 miliardi stanziati dal Cipe per le infrastrutture e per velocizzare la Roma-Pescara. Anzi, fa di più. Annuncia che il Cipe si riunirà il 18 dicembre e che quei soldi sono già lì, sul tappeto. Evviva. Il Cipe in effetti si riunisce, e stanzia denari. Per il Veneto, per la Calabria, per mezza Italia. Neanche un centesimo per l'Abruzzo:
www.byoblu.com/8a530771-1123-4059-a2c3-bd5474429a23/post.aspx
Per la Sardegna, Berlusconi ha parlato di un piano Marshall (un suo must, lo applica ora per al Palestina, ora per l'Italia depressa). L'Abruzzo insegna. E il video di Byoblu parla da solo:
www.byoblu.com/4305e9f7-c53a-400e-b388-097b599f9bb5/post.aspx
gennaio 25 2009
Sardegna, Soru: «Il premier
viola tutte le regole del gioco»
Il presidente uscente della Regione ha accusato il premier di violare tutte le regole della par condicio
«Se al Presidente del Consiglio stava così a cuore la Sardegna poteva dimettersi, prendere la residenza a Porto Rotondo e candidarsi alla presidenza della Regione. E ci veniva coi suoi mezzi, come faccio io, e non con le forze dell’ordine, a fare una campagna elettorale che non gli compete». L’ha sostenuto Renato Soru, candidato alla presidenza della Regione del centrosinistra, chiudendo in serata una manifestazione a Carbonia.
Il presidente uscente della Regione ha accusato il premier di violare tutte le regole della par condicio. «Avrebbe dovuto fare come me, contare i minuti, invece - ha spiegato Soru - impazza a reti unificate. E almeno, quando parla della Sardegna, quando parla di numeri, dovrebbe citare le fonti. Invece sta facendo campagna elettorale in Sardegna come ritiene che la campagna elettorale debba essere fatta: lo diceva già tempo fa che gli elettori hanno la testa di un bambino di 12-13 anni e neanche tanto sveglio. Ecco, crede che siamo così e per questo ci racconta panzane».
Soru ha, quindi, ribattuto ai richiami a Tiscali del leader del Pdl: «Oggi è venuto a parlare di un’azienda che io ho fondato tanti anni fa e di cui vado orgoglioso. Diversamente da lei, signor presidente del Consiglio, io da 5 anni - ha aggiunto - non mi sono più occupato della mia azienda. Non ho mai fatto leggi regionali ad hoc per mie questioni personali, né per mie aziende, mentre il monopolio delle tv commerciali è in mano a una sola impresa». Sottolineato che il bilancio della Sardegna non è fallimentare, Soru ha respinto l’accusa, che ha definito una calunnia, di aver buttato giù degli ulivi nella sua villa per vedere il mare: «Io gli alberi li pianto e la nostra regione è stata anche premiata dal suo governo per questo. E gli ulivi li pianto anche a casa mia e quest’anno ho fatto 700 litri d’olio». «Lei ha 73 anni, signor presidente del Consiglio, io 51, siamo grandi, abbiamo figli, siamo nonni - ha concluso Soru - Lasciamo ai nostri figli la certezza che i loro genitori non sono persone che mentono».
http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/italia_e_mondo/2009/01/25/1202040684484-sardegna-soru-il-premier-viola-tutte-regole-gioco.shtml
Sabato trippa? No, solo Berlusconi
fino al voto. Dal premier-piazzista
umiliante overdose per Cappellacci
di Giorgio Melis
Giovedì gnocchi, sabato trippa. Il fine settimana era e resta scandita, nella tradizione gastronomica romana, dagli appuntamenti nei cartelli alle trattorie, riversati in mezza Italia. Sabato trippa: il refrain di mille battute popolari. Usava anche in Sardegna. Dovremo cancellarla e cambiare abitudini: almeno fino al 15 febbraio. Niente più trippa: sabato…Berlusconi in tutte le salse. Una specie di temporaneo “sabato fascista” del ventennio: tutti precettati alla adunate premilitari. A noi sardi va meglio. Il sabato (anche mezza domenica), menù coatto: Silvio-la-trippa. Sembra il Totò col megafono del celeberrimo “vota Antonio, vota Antonio, vota Antonio La Trippa”. Non c'è scampo, il premier-piazzista deve venderci a ogni costo il candidato putativo. Vuol prendere i sardi per esaurimento, indurli alla resa col tormentone del week end nell'isola “di cui sono innamorato e dove trascorrerò gli ultimi anni”. Per carità: ci bastano i prossimi giorni e settimane. La sbobba è ripetitiva, roba da inappetenza prolungata. Uniche varianti, quelle meteorologiche. Allerta-maltempo e allerta-Silvio, che talvolta coincidono.
È un assedio arrogante verso un elettorato regionale che ha il diritto di scegliere e decidere da sé: senza un'intrusione-invasione che mette in campo gli apparati di Stato e di governo con un'interferenza senza precedenti, asfissiante, offensiva. Più una copertura mediatica con picchi di saturazione televisiva inauditi. Specie da parte di Videolina, tv-spazzola (ma ora è entrata in campo anche Sardegna 1). Ha realizzato l'ennesima intervista-comizio di Berlusconi da palazzo Chigi, dove ormai dovrebbe avere una postazione fissa. Negli ultimi sei mesi, il bocca-a-bocca col Cavaliere (senza un minimo contraddittorio per gli insulti contro Soru) è diventato più che imbarazzante. Senza contare le ore di servizi genuflessi per l'orgia di visite, senza mai una domanda vera: onestamente, stanno superando l'imbattibile Emilio Fede. Nessuna sorpresa, ovviamente, sulla negazione di almeno un' intervista a Renato Soru: video sbarrato da cinque anni al presidente della Regione uscente, un fatto che forse non ha uguali nel mondo. E' il pluralismo insultante di Sergio Zuncheddu verso i telespettatori sardi prima che verso Soru.
Incredibile che il tormentone soffocante di Berlusconi non susciti un minimo di imbarazzo, se non vera vergogna nel centrodestra e sodali vari. Personaggi da decenni sulla piazza, ex presidenti di Regione e Consiglio, partiti con una qualche dignità nazionale e un passato dignitoso, si lasciano tirare come cani al guinzaglio, scodinzolando al passaggio del padrone: accettano di scomparire tutti nel ruolo di trascurabili comparse. Il candidato del Cavaliere sembra impermeabile all'umiliazione di esistere solo all'ombra di una tutela tanto mortificante. Se questa è la schiena pubblica di un aspirante presidente della Regione, povera autonomia caduta così in basso. Ma è possibile, forse probabile che l'overdose del Cavaliere produca ricadute forti, se non un vero effetto-boomerang.
La dignità dei sardi, o almeno di una parte maggioritaria, potrebbe rivoltarsi nelle urne per un trattamento da popolo-bue, coloniale, offensivo. Non per uno specifico “orgoglio sardo”, peraltro molto offuscato da diffuso autocolonialismo servile. Dovrebbe scattare la normale reazione di una comunità che non si lascia trattare da carne da cannone elettorale o da buon selvaggio che accoglie senza proteste i ciarlatani che gli lanciano palline di vetro colorato. E' perfino inimmaginabile che Berlusconi avrebbe potuto fare quel che sta combinando in Sardegna dove la Lega è maggioritaria o significativa. Bossi lo avrebbe assediato a ogni sortita, ne avrebbe rintuzzato l'invasività. Ma una sovrapposizione così greve avrebbe scatenato reazioni di rigetto in Valle d'Aosta non meno che in Friuli, per non parlare dell'Alto Adige. Ma in queste regioni la dignità popolare è rappresentata, con varie modulazioni ma tutte fortemente identitarie e orgogliose, da partiti di vero senso autonomistico. Quello gettato nella pattumiera dal vecchio Psd'az. Davanti allo scandalo di tanta prepotenza del potere centrale, non ha trovato di meglio che accodarsi, svendendo platealmente perfino la propria bandiera: un tempo simbolo unificante di tutti i sardi. Per fortuna è solo la scelta di una modestissima minoranza residuale, cui la quasi totalità dei sardi ha voltato da tempo le spalle. I simboli e la sostanza di una sardità autorevole, mai tanto rispettata in Italia e all'estero, era e resta in altre mani.http://www.altravoce.net/2009/01/24/trippa.html
gennaio 23 2009
Pd sardo, è stato un cambiamento epocale
Capibastone via, dalla vittoria elettorale
segnale nazionale per ricostruire il partito
di Marco Pitzalis
Oggi è un altro giorno. Questa campagna elettorale segna comunque - a sinistra - un cambiamento epocale. L'impalcatura che sosteneva la classe politica sarda di centrosinistra si è schiantata, travolta innanzitutto dalla totale assenza di fantasia e intelligenza politica di un personale politico arroccato nella pura difesa di rendite di posizione. Era un'impalcatura tarlata e che non ha retto alla prova dello scontro. Chi ha combattuto le derive del sistema di potere partitico non può che rallegrarsene.
D'altronde, la sfida inizia adesso. Questa classe dirigente va sostituita. Non possiamo permetterci una latitanza democratica in una fase politica in cui - a livello nazionale - domina una maggioranza che agisce con totale disprezzo delle istituzioni e perfino dei principi del libero mercato.
La crisi dei partiti democratici è reale. E trova le sue cause principali nell'inadeguatezza politica ed etica dei suoi quadri dirigenti ed intermedi. Di questo c'è ben poco da rallegrarsi.
Rimango convinto che i partiti siano un elemento fondamentale delle democrazie e in particolare in un paese come l'Italia dove manca un consenso sufficientemente largo sui principi fondanti del patto repubblicano. Questo paese non può permettersi dei partiti liquidi, soprattutto non può permetterselo quella parte del Paese che un tempo avremmo definito dell'arco costituzionale.
Ora occorre ricostruire. Occorre ridare un classe dirigente al paese, alla nostra regione e alla sinistra.
Per ricostruire servono le energie di tutti. I nostri futuri consiglieri regionali avranno dunque un compito importante di mediazione tra la società e il governo regionale. L'ultimo Consiglio ha latitato in questo. È mancata questa capacità di sintesi e di mediazione. Sono convinto che alcune delle persone candidate nelle liste per Soru Presidente sono all'altezza di questo compito. Nello stesso tempo servono le loro energie e la loro intelligenza per lavorare alla ricostruzione di quello strumento formidabile di organizzazione, di formazione e di elaborazione che sono stati i partiti democratici.
Tra di loro dobbiamo trovare le intelligenze e la leadership politica capace di fare questo lavoro.
Si è aperta la questione morale a Sinistra. Meno male. La destra intanto resta intrappolata nella sua questione amorale: l'assenza di un'etica dello Stato e della Giustizia che dissolve lo Stato nel particolarismo e la Giustizia nel personalismo.
Purtroppo, la questione morale non ha nessuna cittadinanza a Destra. Era molto più morale il vecchio PSI di Craxi e la DC di Forlani che non ressero di fronte alla vergogna della corruzione di molti loro dirigenti. Il partito berlusconiano ha vaccinato il suo elettorato. Non teme gli scandali, non teme i processi, ha legittimato ogni forma di particolarismo, egoismo, individualismo.
La proposta di La Spisa sull'apertura della caccia a febbraio è paradigmatica di una totale disprezzo per il bene comune. Per una manciata di voti si può cedere a qualsiasi forma di egoismo e particolarismo. E questo è uno dei loro uomini migliori!
Un partito che ha un elettorato che reagisce davanti alla questione morale può ancora salvarsi. Il PD ha un sistema immunitario. Adesso ha la febbre alta. Altissima. Ma se questa febbre non ci fosse sarebbe già spacciato. E invece possiamo farcela. Possiamo vincere queste elezioni regionali. E la presenza di Berlusconi in Sardegna ne è una conferma. Possiamo vincere e la sconfitta di Berlusconi nell'Isola potrà essere l'inizio di un cambiamento di rotta a livello nazionale.
Chi mi conosce sa che all'assemblea del PD in via Emilia, dopo le elezioni di aprile, invitai, facendone i nomi - uno ad uno - i vecchi capibastone (sic) a togliersi dai piedi. Chi legge i miei articoli sa anche che non ho mai avuto peli sulla lingua a criticare, anche aspramente, la Giunta regionale per i modi e i contenuti di alcune scelte politiche e amministrative. Ma a tutti gli elettori che si riconoscono nei valori della Costituzione, ai miei amici di numerose battaglie, soprattutto a quelli stanchi e delusi, a tutti quelli che ancora hanno un dubbio dico: dobbiamo votare, dobbiamo votare il Partito Democratico, dobbiamo votare per Soru presidente.
Dobbiamo avere la schiena dritta - oggi - davanti all'assalto berlusconiano. Così come avremo la schiena dritta - anche con Soru presidente - quando ci sarà da discutere le scelte politiche e amministrative del futuro governo regionale e quando inizieremo a costruire un PD che sia autenticamente democratico e pluralista e dove ci sia spazio per tutti, anche per gli sconfitti di oggi.http://www.altravoce.net/2009/01/22/pdsardo.html
gennaio 14 2009
100.000 posti di lavoro . ossia dovremo dare lavoro anche ad altri dunque perché in Sardegna ne bastano 75000 mila di posti almeno cosi ci dice l’istat!! E quei 25000mila in più per chi sono?? Ahahahha ahi ahi Cappellacci questi mi sembrano come le Prealpi che Pili inserì nel suo discorso di insediamento , ma ognuno che arriva se non spara la vaccata non è contento???
Giustamente quale campo migliore per affondare l’offensiva da parte degli azzurri se non il campo del lavoro e grazie in periodo di recessione dove i disoccupati nel mondo son una conseguenza ovvia. Tutti cercano di dimenticare che nella legislatura Soru la Sardegna ha toccato il record storico dell’8,7 % nel 2007 poi se aziende come la polimeri europa chiude i battenti o se l’alcoa diminuisce drasticamente la produttività e i posti di lavoro ….che colpa avrebbe Renato Soru?? In un momento dove si perdono milioni di posti di lavoro in tutto il mondo cosa vi aspettavate?? Abbiamo avuto un aumento della disoccupazione rispetto al trimestre dello scorso anno del 2,1% ok ci siamo nel 2003 Soru eredito una Sardegna con un tasso di disoccupazione al 16,9% e la richiesta di lavoro era di 111.000 disoccupati fonte http://www.progettoics.it/DOCUMENTI/MercatoLavoro/MdLSardegna.pdf allora facendo due conti dal 2004 anno di insediamento di Soru al governo della regione la disoccupazione è calata del 6,1% e i richiedenti lavoro sono 36.000 in meno! Inoltre vorrei segnalare che il trend nazionale secondo sempre i dati Istat ufficiali la richiesta del lavoro in Italia e del 9% ( http://www.impare.it/?s=noti&p=show&id=268 ) rispetto al terzo trimestre 2007 insomma se Soru va male il resto dell’Italia se la cava molto peggio.
Passiamo ora alla questione salva coste tutti contro Soru che blocca la centemificazione viene da sorridere a poco tempo dal mea culpa spagnolo nel aver concesso una cementificazione selvaggia delle coste e un tentativo di pulizia di queste con un finanziamento di 5 miliardi di euro per cercare di ripulire le coste da quello scempio edilizio.( http://www.energeticambiente.it/ai-confini-del-forum/11399189-spagna-cinque-miliardi-per-bonificare-mille-km-di-costa.html ). Gente stiamo scherzando il risultato della cementificazione spagnola quale è? Avere arricchito i pochi imprenditori e nessun posto di lavoro in più perché chiaramente i manovali di quei quattro imprenditori finita la casa finito il lavoro sempre che non si lavori in nero e sappiamo che in quel campo quel tipo di cancro e inesorabilmente forte. E ora? Semplice coste rovinate e unica via d’uscita turismo di massa con conseguente invivibilità delle città vedi la questione sicurezza a Barcellona che ormai va aggravandosi . A questo punto scegliete voi??? Io scelgo il salva coste scelgo Soru.
Poi attaccatevi pure alla sua villa al mare che è comunque una casa esistente da decenni e non da lui edificata ma solo ristrutturata il salva coste prevede lo stop della cementificazione delle coste non la distruzione di tutte le case al mare finora costruite se no altro che Villa Soru ne dovrebbero buttare giù di case, sempre l’attacco ai 1500 tra pini ed eucalipti(piante non del nostro habitat) fatti abbattere dal presidente della regione nei pressi della villa … perché però non tralasciare il finale ? giusto se poi e scomodo meglio non farlo sapere in giro ossia abbattuti per piantare al loro posto 1.000 essenze di macchia mediterranea, 500 olivi, 150 alberi di agrumi, 100 mandorli, 100 fichi e un vigneto da 12.000 ceppi. E leggete cosa disse al tempo il wwf sulla questione villa Soru e speculazione politica degli azzurri http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/23161.pdf .
L’eolico altro mare di fandonie Soru non vuole le eolico ????? bugia o verità?
Di sicuro c è una cosa la decisione di bloccare la diffusione dell’eolico in attesa di un piano paesaggistico regionale non è stato un errore oramai per fare cassa molti paesi stavano alzando torri eoliche da tutte le parti , e se è vero che l’eolico e utile se è ben posizionato e se le torri vengono poste nei terreni appositi e non ovunque perché se posti in zone errate questi possono essere causa di desertificazione e minaccia per l’avifauna, dunque l’eolico si ma nei punti giusti. Per sapere di più su Soru e le energie alternative vi lascio questo link http://www.regione.sardegna.it/j/v/25?s=48045&v=2&c=125&t=1
Tutti contro Soru per la questione rifiuti ok però ci spieghi qualcuno come mai secondo i dati la Sardegna e la regione che nel riciclaggio ha avuto un aumento maggiore rispetto a tutte le altre regioni d’Italia. Spero sia anche finita la barzelletta dei rifiuti napoletani che son stati smaltiti in poche ore dai nostri stabilimenti e soprattutto fa ridere pensare a posteri che anche sotto il governo Berlusconi la tratta dei rifiuti e proseguita come con Prodi per favore non siate ridicoli.
Lotta agli sprechi da 745 auto blu a 40 auto blu…tutti a dire i politici non si priveranno mai di nulla finalmente qualcuno fa qualcosa e tutti tacciono??? Perché l’eliminazione di comunità montane incredibili tipo quella di Olbia ahahaha Olbia aveva una comunità montana forse era li che Pili pensava di avere visto le Prealpi?? Eheheh
Vogliamo dimenticare la creazione del parco scientifico di pula?? Il parco scientifico più avanzato d’Italia???
Ho forse vogliamo dimenticare i sardegna speek english o il master & back che sono aiuti impagabili per la formazione degli studenti sardi?
La lotta alla tirrenia e da chi purtroppo a viaggiato in tirrenia per tanti anni e sacrosanta, le navi di scarsa qualità e che danno da mangiare solo a campani e a noi sardi non ne entra nulla???
Il recupero di aree paesaggistiche importanti come la Maddalena grazie alla demilitarizzazione che si sta avendo in Sardegna ?
Vi lascio con un ultima riflessione del partito sardo d’azione scritta dal giornalista Claudio Cugusi http://www.claudiocugusi.it/pagine/articoli_dettaglio.asp?ID=4299
Veramente Lussu nel vedere il suo partito a destra si sta rivoltando nella tomba …..e come se la Mussolini si candidasse con Rifondazione comunista ahhahhha dai non scherziamo siete dei falliti!
Il caso Soru: perché il PD avrà comunque un leader fuori dal PD
Non vivo in Sardegna, non conosco la qualità dell’ultima amministrazione regionale e dunque non saprei se Renato Soru merita di essere rieletto governatore dell’isola. So però che la grande attenzione nazionale che si è subito prodotta intorno al “caso Soru”, come possibile leader del PD, racconta una storia che non ha niente a che fare con la Sardegna. Più chiaramente di qualunque analisi politica, quell’attenzione trasmette una convinzione che è ormai senso comune: il prossimo contendente di Berlusconi non sarà Veltroni né nessun altro esponente dell’attuale gruppo dirigente del PD.
È sufficiente che faccia capolino sulla scena nazionale un outsider capace di vantare un buon grado di lontananza dal gruppo dirigente democratico, associato come nel caso di Soru ad un rispettabile curriculum professionale e amministrativo, perché gli occhi e le riflessioni di tutti vi vedano subito una possibile soluzione al pantano dell’opposizione. Non importa quali siano le sue convinzioni più autentiche né se vi sia una reale innovazione di contenuti. La centralità del programma? Non scherziamo. La soluzione che il centrosinistra sta cercando è nella capacità di leadership, perché il suo problema è nell’assenza di leadership.
Evidentemente, come dimostra il caso Soru, nessuno lo dice ma tutti lo pensano. Perché per tutti, anche al di fuori dei circoli professionali della politica, il prossimo giro elettorale vedrà la guida del centrosinistra affidata a qualcuno che sia l’incarnazione quindici anni dopo di quello che fu Romano Prodi per il primo Ulivo. Una personalità che sia in grado di federare soggetti politici incapaci, ciascuno nella sua dimensione piccola o grande, di esprimere una leadership unificante e competitiva. Nel 1996 quella personalità fu espressione (forse l’ultima) della cultura politica della sinistra democristiana e di una precisa tradizione di managerialità pubblica. Nessuno al momento può sapere da quale tradizione culturale, civile o imprenditoriale sarà prodotto il prossimo federatore del centrosinistra, nel 2010 o quando ci troveremo nuovamente a votare per il Parlamento. Quel che è certo è che non sarà uno di loro, non sarà un qualunque esponente di quel vasto gruppo dirigente post-comunista e post-popolare che ha insediato Veltroni alla guida del PD ritenendolo l’unico spendibile sul mercato politico del 2008. Non sarà evidentemente Veltroni ma nemmeno D’Alema o chi possa contare sul suo mandato come Bersani. Non sarà Rutelli, se ancora farà parte del PD, né un altro esponente di quell’area “né PCI né DC” che non è riuscita a trovare nel partito democratico le forme per la propria rigenerazione. Quel prossimo leader che cercherà di entrare a Palazzo Chigi per il centrosinistra sarà una qualche variante dell’ipotesi Soru: forse proprio lui, se riuscirà intanto a vincere le prossime elezioni sarde, o comunque qualcuno che ne riproduca il modello di outsider chiamato in soccorso dai professionisti della politica.
Sarà un bene o un male ricorrere ancora una volta alla soluzione del federatore esterno? Sicuramente sarà una nuova manifestazione dell’eccezionalismo italiano, in virtù del quale la politica è costretta a cercare al di fuori dai propri confini il leader competitivo. Ma questa volta, davvero, sarà inutile prendersela con le tare storiche del nostro paese o con la subdola malevolenza di “poteri forti” nuovamente intenzionati a condizionare dall’esterno la politica democratica. Questa volta la colpa dell’ennesima manifestazione di particolarismo non potrà che essere attribuita a coloro che in questi anni hanno disposto del pallino del centrosinistra, godendo della piena e incondizionata facoltà di fondare nuovi partiti e definire i meccanismi di selezione e promozione dei gruppi dirigenti.
Se ancora una volta si torna a guardare fuori dal confine tradizionale dei partiti alla ricerca di un “cavaliere bianco”. è perché gli effetti di un controllo così totale sui destini del centrosinistra sono quelli che abbiamo di fronte agli occhi. Niente avrebbe impedito ai vari protagonisti di questo quindicennio di storia della sinistra italiana di essere loro stessi a determinare il proprio futuro, perché mai nella storia repubblicana si era avuto una tale debolezza delle tradizioni politiche e una così vasta disponibilità di spazi da riempire. Ma quel destino tornerà ad essere determinato dall’esterno dei partiti politici così come essi sono concretamente nell’Italia del 2009.
E allora dovremmo dirci che sarà un bene. Perché esistono nel paese disponibilità civili e morali, competenze intellettuali e professionali, capacità progettuali e di militanza che non possono andare perdute solo perché non si identificano con il berlusconismo e né riescono a farsi rappresentare da un Partito democratico che oggi è soltanto la scatola nella quale si sono rifugiate oligarchie residuali. Che sia Soru o un qualunque altro esponente di una parte del paese che vuole sottrarsi al declino politico, ben venga dunque chi costringerà quelle scatole vuote a tornare a darsi una funzione e una rappresentanza vitale.
http://www.andrearomano.ilcannocchiale.it/
"Gelmini fa annunci, noi investiamo" - LA NUOVA SARDEGNALuigi Soriga
Srotola numeri, elenca risultati, sventola buoni propositi, ma quando c’è da mettere un po’ di pepe in questa campagna elettorale e strappare applausi, allora Soru tira in ballo l’avversario. Senza nominarlo, naturalmente, ma basta infilare nelle frasi un soggetto sottointeso per capire che non parla di Cappellacci, ma di Berlusconi: "Ci vuole bene, però ha un’idea tutta sua dei sardi: pensa che siano tutti giardinieri". Gli oltre cinquecento studenti inscatolati nell’aula magna dell’Ersu colgono al volo la battuta e lasciano partire un lungo applauso. L’allusione era naturalmente alla vocazione ambientalista del premier, che sabato scorso, durante l’apertura della campagna elettorale, ha suggerito ai sardi di trasformare l’isola in una grande oasi verde del Mediterraneo, dove il mirto e il corbezzolo regnano sovrani. Dice Soru: "E ha invitato tutti a visitare il parco della sua villa: venite a vedere come sono curate le piante a Porto Rotondo, venite ad ammirare i prodigi del giardinaggio. Non ha capito che la Sardegna non è tutta giardini. Per conoscerla davvero bisogna andare a Ploaghe, a Muros, a Gavoi, non a Porto Rotondo. Tra lentischi e ginepri ha parlato per un’ora e mezzo: provate a contare i secondi dedicati all’argomento scuola, alla formazione o alla cultura". Soru invece ha battuto parecchio sul tema dell’istruzione. Ed è più che scontato che ne parlasse a lungo davanti a una platea di universitari. Ha ricordato i 40 milioni destinati alle autonomie scolastiche per migliorare l’offerta, il master and back, i contributi a fondo perduto per gli studenti, i 38 milioni di euro destinati alla ricerca sanitaria, i 15 milioni per sostenere i progetti di ricerca individuale, gli assegni di merito per premiare chi ottiene voti alti. "La povertà e la disoccupazione si aggrappano dove il livello di scolarizzazione è scarso. Occorre dare strumenti alla gente: non solo la terra ma anche la zappa per lavorarla". Il programma del centrosinistra continua a scommettere sul valore dell’istruzione, senza lesinare risorse: "Le cose però le facciamo senza grossi proclami. Faccio un esempio: qualche mese fa il ministro della Pubblica istruzione Gelmini ha annunciato in una conferenza stampa l’arrivo a novembre nelle scuole italiane di 4 mila lavagne interrattive multimediali. Non so quante ne sono state già installate, ma so che noi, senza dirlo a nessuno, per la sola Sardegna ne stiamo comprando 10 mila, di cui 2 mila specifiche per le scuole materne ed elementari. Oggi i ragazzi devono poter disporre fin dai primi passi dell’iter formativo di strumenti tecnologici e informatici". Per Renato Soru, l’acquisizione di competenze e di maggiore professionalità è un chiodo fisso. Anche ieri pomeriggio nel bagno di folla al cinema Miramare di Alghero, e ancora prima, durante l’incontro mattutino a Tissi con i sindaci dell’hinterland, il presidente della Regione aveva ribadito la necessità di svecchiare le pubbliche amministrazione con una ventata di intelletti freschi di laurea. Il sindaco di Usini Peppino Achenza, si era lamentato delle sue 200 spedizioni a Cagliari per ottenere l’approvazione del centro matrice e dei piani particolareggiati: "Negli uffici dell’assessorato mi hanno accolto una schiera di giovanotti, tutti incravattati, che pretendevano di insegnarmi la storia urbanistica del mio paese". Soru non si è scomposto: "Quando ci siamo insediati abbiamo trovato 220 dirigenti regionali, dei quali 180 ricoprivano quel ruolo attraverso una promozione ottenuta con un concorso interno. Ora i 220 li abbiamo ridotti a 150, e le assunzioni avvengono per concorso pubblico: cioè sono aperte a tutti, e passa chi è più competente. Io ho molta fiducia in quei giovani che abbiamo assunto. E forse vale anche la pena discuterci e litigarci e anche fare 200 volte andata e ritorno a Cagliari. Se i sindaci del mio paese in passato l’avessero fatto, adesso Sanluri sarebbe bellissimo".
gennaio 13 2009
"Soru con i disoccupati della chimica" - L'UNITA'Marco Bucciantini
Quarantatre giorni senza lavoro sono tutti nel volto prostrato di Paolo, che può spiegarti in cinque minuti come si produce un medicinale, o un sofisticato pezzo per automobili, questa è la chimica, il fenolo e il cumene e l'acetone. Lo dice e si entusiasma, ma la luce scompare in fretta dagli occhi di quest'uomo dimezzato dalla disoccupazione. È qui, alla stazione marittima di Porto Torres che ascolta Soru e prova a credere che qualcosa può cambiare. Il governo è azionista - tramite il Tesoro - di Eni. Ne detiene ancora il 30%. Quando Berlusconi sbarca sull'Isola e invita a sorridere e accusa Soru di aver creato disoccupazione, citando dati smentiti dall'Inps, si dimentica di raccontare la storia di Porto Torres.
Eccola: mentre il governo si svenava per salvare Alitalia, non moveva un dito per la chimica. L'Eni ha deciso di fermare la sua azienda in zona, la Polimeri Europa: 300 lavoratori in cassa integrazione per Natale. L'indotto moltiplica per dieci quel numero, perché certe malattie ammorbanoun territorio. L'Eni assicura che gli impianti saranno chiusi fino a febbraio, ma è una recita: la produzione del fenolo e cumene è rimandata nel tempo, senza data. Fenolo e cumene sono il diamante della petrolchimica e 'pesano' per il 50% nel fatturato di circa 600 milioni dello stabilimento Eni di Porto Torres. Senza questi introiti i costi di gestione diventeranno insostenibili. E pian piano tutti gli impianti verranno chiusi. L'azienda se ne andrà "dopo aver scorrazzato per anni, se mi permette", si scalda il sindaco Luciano Mura.
Soru è davanti agli operai nel territorio più colpito dalla crisi. Queste mani che stringe sono voti, quella mano che loro stringono è una speranza che qui, sul golfo dell'Asinara dove i romani fondarono una promettente colonia per trafficare con la Francia, è tutto. Al solito, il livello di partecipazione sale quando Soru addita Berlusconi: "Fidiamoci di noi, investiamo sul nostro futuro, non lasciamolo in mano a chi vi invita a sorridere, che tanto tutto si sistemerà e invece qui la fabbrica è chiusa. Loro convocano tavoli al ministero, ma quando ce ne siamo occupati noi la fabbrica era aperta". Davanti ai guai del paese reale, conviene ridimensionare la mattinata sassarese al simpatico incontro con Vittoria Sanna, "sostenitrice entusiasta", che si lamenta: "Non c'era modo di trovare l'Unità a Sassari. Tre edicole mi hanno detto che era esaurita". Quindi l'appello di Berlusconi è stato raccolto: comprate l'Unità, aveva chiesto ai sardi il giorno prima. Accontentato. C'è ancora un po' di spazio per uno sguardo a partiti e nomi. Berlusconi e Cappellacci sono riusciti amettere insieme la super turista Daniela Santanché con i fondamentalisti del Partito Sardo d'azione, da ieri è ufficiale. Non è così strano: il potere economico e politico apre la porta e le genti entrano. Infatti l'unico nome certo per il listino del presidente (i consiglieri che saranno automaticamente eletti in caso di vittoria) è quello di Giacomo Sanna, leader - appunto - del Psd'Az. Soru saprà oggi se potrà recuperare i socialisti (difficile)e spera in Gavino Sale, l'incursore di Villa Certosa, indipendentista non rinnegato. Nel Pd sembra esserci l'accordo sulle due eccezioni al limite del doppio mandato, e con il bilancino torneranno in lista Giacomo Spissu e Gian Valerio Sanna (un cabrasiano e un soriano): la chimica è importante.
L'uomo più ricco d'Italia spende
un mare di soldi pubblici, nostri
per una guerra elettorale privata
a Soru: plateale abuso di potere
di Giorgio Melis
«Non è indecente e oltraggioso che l'uomo più ricco d'Italia faccia pagare ai contribuenti, in questo momento di drammatica recessione, una tassa arbitraria per gli eccessi e gli interessi di una personalissima campagna elettorale in una Regione di un milione 600mila abitanti rispetto ai 60 dell'Italia? Perché nessuno, e neanche tra voi sardi, denuncia lo scandalo? Diventerà sempre più clamoroso via via che Berlusconi manterrà l'impegno di andare in Sardegna nove volte per attaccare Soru, anziché lasciare che voi sardi decidiate in santa pace chi volete che vi governi. Avete ancora il complesso dei colonizzati, se accettate una così incredibile interferenza nelle cose vostre. Stando anche zitti sullo spreco di soldi pubblici che viene fatto in vostro nome, non certo per i vostri e nostri interessi. I tagli alla spesa pubblica e sociale incidono ogni giorno di più sulla vita dei cittadini meno abbienti, sui servizi prestati alle fasce più deboli. Come si può accettare che il presidente del Consiglio spenda tanti soldi pubblici, con aerei di Stato, mobilitazione di forze dell'ordine, spese straordinarie per la sicurezza non in una accettabile sortita ma addirittura nove, per una guerra privata contro il governatore di una Regione importante quanto si vuole ma periferica, dove certo non si giocano le sorti dell'Italia ma solo le scelte elettorali della sua autonomia?».
È una lettera lunga e articolata, questa che ci ha inviato Marco Vitali dalla Lombardia. Come spesso accade, un lettore ha la vista più lunga e acuta, uno spirito critico più sviluppato degli operatori dell'informazione e dei politici anche oppositori di Berlusconi. Bada e va al sodo, su una questione apparentemente minore ma in realtà enorme per il disprezzo che sottende dei soldi pubblici, del buon gusto, della continenza da parte del capo del governo. Il lettore grida: "il re è nudo" mentre tutti lo vedevamo abbigliato, impomatato e liftato come sempre. Abbiamo criticato l'esagerato presenzialismo elettorale di Berlusconi, che già si era imbucato nelle celebrazioni di Bonaria con il Papa grazie all'assist del cappellano di Forza Italia, noto come monsignor Mani.
Ma non avevamo badato alla sostanza materiale, ovvero al costo della presenza a saturazione annunciata e confermata sabato da Berlusconi. Abbiamo fatto quattro conti. Tra aereo di Stato (potrebbe usare almeno uno della sua flotta privata), mobilitazione dell'apparato di sicurezza a Roma e Cagliari, impegno di centinaia di agenti e carabinieri in straordinario, furgoni blindati come le molte grandi auto impegnate, più l'elicottero che sorvola il corteo all'andata e al ritorno e il luogo della manifestazione col premier, ogni trasferta in Sardegna del premier costa per poche ore davvero un pacco di soldi. Se lo moltiplichiamo per nove arrivi-partenze concentrati in un mese, si arriva a una cifra sproporzionata, a una spesa inaccettabile rispetto all'importanza - tutta e solo personal-politica, niente da spartire con l'interesse nazionale - che dovrebbe giustificarla. Berlusconi viaggia con una scorta imperiale, da presidente degli Stati Uniti, come tutti hanno potuto e possono vedere. Le ragioni di sicurezza ci sono, anche se amplificate oltrre ogni limite: non è Bush, per intenderci. E comunque l'apparato è triplicato rispetto a quello che proteggeva Romano Prodi. Comunque, finché si tratta di visite di Stato per affari importanti e d'interesse nazionale, niente da eccepire. Ma qui è solo una campagna elettorale regionale, che Berlusconi ha deciso di combattere in prima persona come fosse un appuntamrento cruciale del Paese. Invece si tratta solo della sua ostilità a Soru e, soprattutto, della protezione e assistenza al suo candidato inadeguato. Prestargli una copertura soffocante come tutor elettorale a spese della comunità - ha ragione il lettore - è una vergogna in un momento come questo.
Berlusconi ha pieno diritto di fare campagna elettorale dove e per chi vuole. Ma se ignora ogni misura, se abusa del suo ruolo e dei soldi del contribuente, deraglia in modo e misura inaccettabili.
Peggio per lui se ha scelto un candidato semisconosciuto e non in grado di camminare da solo, bisognoso che il "papà-premier" lo tenga per mano, lo accrediti e gli attiri i voti che da solo non avrebbe. Oltretutto è probabile che l'abbraccio oscurante ed esagerato danneggi Cappellacci, confermandone pubblicamente la debolezza. Ma Berlusconi avrebbe l'obbligo della continenza. Sa benissimo cosa comporta e costa ogni sua trasferta, non può moltiplicarle come fossero gratuite e lui un privato cittadino che spende di tasca popria: è capo del governo e quando si muove lo fa a spese della collettività. O rinuncia all'apparato costoso che ogni volta mobilita o riduce il suo presenzialismo asfissiante. Non c'è mai stato un presidente della Repubblica e del Consiglio con una scorta così imponente, appunto imperiale. Non c'è mai stato un uomo di Stato che investisse le prerogative e i privilegi della carica in misura sproporzionata per una campagna elettorale regionale. Visibilmente, dichiaratamente per fare la guerra come premier a un presidente di Regione. A memoria d'uomo in Sardegna - ma pensiamo in ogni altra regione - non c'è mai stato un presidente del Consiglio che abbia partecipato con nove visite in un mese e a spese della collettività a una campagna elettorale. Anche per preservare la dignità del ruolo: chi presiede il governo resta anche uomo di parte ma con misura, essendo (teoricamente) la guida di tutti i cittadini, inclusi qulli che non hanno votato per lui.
Berlusconi è un forzato dell'eccesso. Impunito perché ormai la critica della grande informazione è monocorde, a senso unico e copre tutti i suoi arbitrii. Dove sono i grandi moralisti alla Galli della Loggia, Panebianco e Battista esaltanti il Brunetta che stanga i fannnulloni-spendaccioni? Verso l'alto non guardano mai, su Berlusconi e i suoi eccessi non hanno nulla da dire e fare, magari lasciando che a farlo - in un caso come questo - siano i Gian Antonio Stella e pochi altri veri fustigatori a 360 gradi. Cerchiobottisti d'antan, hanno sposato in pieno il motto più cinico: a che serve il potere, se non se ne abusa? Avesse fatto Prodi la metà di quel che ha combinato il Cavaliere su Alitalia in danno dei contribuenti, avrebbero invocato la lapidazione pubblica. Figurarsi se avesse impegnato e mobilitato l'apparato di palazzo Chigi per nove uscite nove in un'elezione regionale. http://www.altravoce.net/2009/01/13/ricchezza.html
gennaio 12 2009
Il rigore di Soru, il riso di Berlusconi
di Ottavio Olita
Silvio Berlusconi vuole ripetere in Sardegna l’operazione vincente condotta in Abruzzo a sostegno del suo candidato Gianni Chiodi. Scende personalmente in campo accanto all’uomo da lui direttamente scelto per sfidare Renato Soru. E’ Ugo Cappellacci, alto, prestante, sorridente, al quale ha anche caldamente consigliato di radersi la rada peluria che gli ricopriva le guance e che gli dava un’aria talvolta pensosa. Viva l’ottimismo e i sorrisi, anche in presenza della carneficina di Gaza e della terribile crisi economica che sta investendo tutt’Italia e la Sardegna. Inutile e dannoso parlarne.
Accolto in seminario, al suo arrivo a Cagliari, dall’Arcivescovo Mani, non si sa bene a quale titolo, e con lui a colloquio per 50 minuti, Berlusconi ha preparato con cura la sua presenza in città, prima allestendo un studiolo televisivo in un albergo nel quale ha concesso interviste alla Tgr, a Videolina e a Sardegna Uno, poi presentandosi nel padiglione della nautica della Fiera capace di circa 5mila posti per una prima risposta numerica a Soru che il giorno dell’Epifania aveva raccolto una folla strabocchevole, ma in uno spazio più piccolo, il Palazzo dei Congressi della stessa Fiera.
E se il rivale aveva dato spazio alla società, facendo introdurre i lavori della convention a studenti, imprenditori, pastori, lui mette subito in chiaro che è ben diverso il suo rapporto con l’elettorato attivo e passivo. Presenta lui Cappellacci, lo mette sotto la sua tutela, mette in chiaro che anche stavolta è come se si votasse per un plebiscito su “Berlusconi presidente”.
Al rigore di Soru che ha parlato della necessità di continuare sulla strada della modernizzazione e delle riforme, dell’attenta tutela ambientale e di uno sviluppo compatibile, ribatte con l’eterno riso di chi non avendo problemi di sorta, e non riuscendo a capire quelli degli altri, propone formule miracolistiche prive di progetti concreti. E contro l’avversario invita anche a non comprare più “l’Unità”. Pensate cosa sarebbe successo a parti invertite, se Soru avesse proposto di non comprare più “Il Giornale” o di non sintonizzare più i televisori sulle tre reti Mediaset.
Tutto bene, quindi? No, perché improvvisamente sul fondo della grande sala si sono materializzate alcune decine di studenti universitari che hanno avuto il coraggio di sfidare la massa estasiata e plaudente per contestare i tagli alla ricerca e all’Università. Nessun incidente, allontanati presto e senza maniere dure. La società dei problemi, tenuta pervicacemente fuori dalla festa, vi ha fatto prepotentemente ingresso mostrando uno dei tanti problemi di un’Italia che non è certo il Paese di Bengodi, pervaso di ottimismo, raccontato dal suo Premier.
La tutela di Berlusconi a Cappellacci non è stata offerta una tantum. Lo stesso Presidente del Consiglio ha preannunciato che tornerà ad affiancare il suo candidato nel corso di questa breve e intensissima campagna elettorale (si voterà il 15 e il 16 febbraio prossimi). La reazione di Soru è netta e decisa. Non controbatte a Cappellacci ma al suo tutore ed accusa l’operazione condotta dal centrodestra di colonizzazione, di politica delle pacche sulle spalle, priva di qualunque rispetto per l’isola e per i rappresentanti istituzionali che i sardi vorranno scegliersi. Contro i suoi avversari politici Soru non sta neppure brandendo l’arma del superamento del conflitto di interessi come egli ha saputo fare nelle scorse settimane applicando una sorta di “blind trust”, scelta su cui qualche editorialista cresciuto alla scuola tutta italiana del “fatta la legge, scoperto l’inganno” aveva ironizzato, accusando in pratica Soru di una accomodante pastetta. Abituati ormai a credere che tutti, in quest’Italia dei “furbetti del quartierino”, sappiano trovare strade e modi di accomodamenti, questi illustri editorialisti non sono capaci di ipotizzare che esistano ancora onestà e rigore, condizioni indispensabili per far ripartire la politica in questo nostro povero Paese. Quando un esponente di spicco della politica italiana, come Renato Soru, pone al centro della sua iniziativa questi valori, preferiscono ironizzare, invece che avere il coraggio della scelta e del sostegno. Forse sarebbe il caso di avviare un’inversione di tendenza e di segnalare, indicare, far conoscere quanti rispettano regole e leggi, come si fa quando si esaltano i comportamenti di quei cittadini onesti, ‘normali’, che restituiscono portafogli, somme di denaro, biglietti delle lotterie trovati per caso. C’è un’altra Italia, anche in politica. Sarebbe ora di farla conoscere e crescere.http://www.articolo21.info/7916/notizia/il-rigore-di-soru-il-riso-di-berlusconi.html
«Basta imitare il Cavaliere Un errore far cadere Romano»
Quando ha letto che Renato Soru si rifaceva all'esperienza dell'Ulivo, ha rotto gli indugi. E, cosa che fa raramente, s'è lasciata andare a un commento: «Finalmente uno che riconosce le nostre ragioni». Sandra Zampa è stata l'ombra di Romano Prodi, responsabile dell'ufficio stampa di Palazzo Chigi.Home Politica
Oggi è deputata del Pd. Guarda e assiste. Parla poco, di solito.
Onorevole, è in corso una vera e propria rivalutazione di Prodi. Secondo lei, perché oggi? Appena sette mese fa, nel centrosinistra, non era possibile neanche citarlo.
«Ci vuole tempo».
Tempo per cosa?
«Tempo per capire le cose che Prodi affermava. Per esempio, parlava già apertamente di crisi economica, della crisi che sarebbe arrivata di lì a breve: lo diceva quando ancora era al governo. Parlava dei rischi che correvamo e delle cose da fare».
E che cosa capiranno, nel prossimo futuro, nel centrosinistra, a proposito del Professore?
«Si capirà che errore enorme è stato far cadere il governo Prodi, quale ferita epocale si sia aperta nel centrosinistra e quanto tempo ci vorrà prima che si possa rimarginare».
Ma perché lo considera un errore così grande? Quanto poteva durare ancora quell'esecutivo, in quelle condizioni?
«Aspetti, una domanda per volta. Intanto ricordiamo qual era la situazione. Berlusconi era politicamente morto. Si ricorda il predellino? Accadde dopo l'ultimo, sfrenato tentativo di far cascare il governo. Tentativo che era fallito. E allora Berlusconi tirò fuori una sortita disperata e finale, i suoi alleati l'avevano mollato, Casini ormai non lo seguiva più, con Fini se le dicevano di tutti i colori. E invece l'hanno resuscitato, l'hanno fatto resuscitare».
D'accordo, ma il governo è caduto dopo un'inchiesta che portò all'arresto della moglie del ministro della Giustizia di allora, Clemente Mastella. Fu quell'evento a provocare la rottura?
«Non è così. Ce ne fu uno prima. O meglio, una serie di fatti».
Cominciamo dal primo.
«Il Pd cominciò ad avviare una trattativa con il centrodestra per arrivare alla riforma elettorale. Poco dopo, ci fu l'annuncio, sempre da parte del Pd, dell'intenzione, comunque, di correre da solo alle successive elezioni».
E allora?
«Allora quel messaggio ne conteneva un altro intrinseco».
Quale?
«Che si era arrivati a un passo dal chiudere un accordo sulla nuova legge elettorale».
Legge che avrebbe comunque spazzato via i partitini.
«Esatto. Di sicuro Mastella intese quel messaggio in quel modo. Sarebbe stata la sua fine e sicuramente non sarebbe rimasto lì a farsi cucinare a fuoco lento».
Per lui e gli altri partiti era meglio andare a votare con la vecchia legge, quella in vigore: sarebbero sopravvissuti. Vuol dire questo?
«Almeno questo loro credevano sarebbe successo. E invece tutti quelli che hanno provato a chiudere intese con Berlusconi sono rimasti fregati. Si ricorda di quell'organismo che si chiamava Bicamerale?».
D'accordo, se non fosse stato Mastella sarebbe stato Dini. C'avrebbe pensato lui a far cadere il governo.
«Guardi, si era creato un clima ostile al governo, questo è chiaro. Clima reso difficile da un'intervista di Bertinotti che dichiarava di fatto chiusa quell'esperienza. La caduta ha più responsabili. Ma Dini non ne avrebbe avuto il coraggio. Sono d'accordo con chi la pensa così».
Chi, scusi?
«Niente, mi riferisco a colloqui privati. Dini non avrebbe fatto cadere il governo. Mastella è stato invece lo strumento della situazione, Berlusconi l'ha lusingato con mille promesse che poi regolarmente non ha mantenuto».
Eppure, in quel momento il govenro sembrava aver superato la fase critica, o no?
«Era esattamente quello che pensava Prodi. Fatto il protocollo sul welfare, approvata una Finanziaria di altissimo livello, la coalizione sembrava aver superato la fase più delicata, sembrava essere uscita dall'emergenza».
Va bene, onorevole. Il passato è passato. La scorsa campagna elettorale il Pd l'ha fatta marcando la differenza con l'Unione. Oggi Soru si candida a recuperare l'Ulivo. Che cos'è? Una rivisitazione storica?
«Reclutare Soru tra gli ulivisti sarebbe quanto meno una forzatura, ma almeno ha riconosciuto le nostre ragioni e non ha mai ripudiato quell'esperienza. Dal Pd non si torna indietro, quello che c'è da recuperare è lo spirito dell'Ulivo. Il presidente della Sardegna sa infatti benissimo che non solo Prodi è e resta l'unico ad aver battuto Berlusconi e ad aver vinto le elezioni, ma l'unico ad aver governato facendo riforme».
Ma come c'è riuscito?
«Perché Prodi non ha mai imitato Berlusconi. Al contrario, l'ha sempre criticato, s'è sempre presentato come qualcosa di diverso, alle volte anche l'opposto. La gente l'ha capito. E non l'ha dimenticato».
E Veltroni?
«Veltroni è il segretario del Pd, un soggetto in cui credo fortemente».
D'accordo, è innegabile però che abbia commesso errori clamorosi.
«Questo lo dice lei».
Perché? Non ne ha commessi?
«Se non abbiamo vinto le elezioni, se si sperava in una vittoria o almeno in una sconfitta di misura, bene allora errori ce ne sono stati».
Quali?
«No, non me la sento».
Me ne indichi tre.
«No, non partecipo a questo giochino».
Allora gli dia un consiglio.
«Raddoppi, triplichi la democrazia interna. Assieme a lui i cittadini hanno eletto un'assemblea costituente, che è il luogo della democrazia del Pd: abbia il coraggio di aprire un confronto vero. Venga e dica: ora parliamo. Farebbe il bene suo e del partito».
F. d. O.http://iltempo.ilsole24ore.com/politica/2009/01/12/975295-basta_imitare_cavaliere_errore_cadere_romano.shtml
Renato, l'ulivista sulle orme di Prodi
che Silvio vuol «soffocare nella culla»
L'obiettivo del Cavaliere: evitare cambi di scenario nell'opposizione
E' vero che Romano Prodi non ha più parlato di politica interna, da quando ha lasciato Palazzo Chigi. Ma ciò non vuol dire che abbia smesso di interessarsene. C'è traccia dei suoi recenti colloqui riservati con Renato Soru nell'intervista che il governatore della Sardegna ha concesso all'Espresso.
Su Soru la profezia di Francesco Cossiga risale a un mese fa, quando si disse «sicuro che il mio amico Renato punta a sbarcare a Roma». Ma ciò che l'ex capo dello Stato racconta oggi è se possibile ancor più interessante, perché, confermando recenti «contatti diretti» tra il governatore dimissionario e Romano Prodi, svela i contorni della sfida all'interno del Pd: «Sia chiaro, Soru gioca in proprio — dice Cossiga — ma non solo è appoggiato da Arturo Parisi. Il gioco politico, tutto incentrato sull'ulivismo, interessa anche Massimo D'Alema». Lo scenario è suggestivo. E gli indizi nell'intervista all'Espresso lo alimentano. Quel riferimento di Soru al modo in cui andò in crisi il governo Prodi riporta a un battuta che il Professore fece al segretario del Pri, Francesco Nucara: «Non è stato Clemente Mastella a farmi cadere ». Proprio quanto ieri il prodiano Barbi ha esplicitato: «Quando Walter Veltroni, da leader del Pd, parlò di una nuova stagione politica, diede una spinta determinante alla fine del governo di Romano».
LA DC O L'ULIVO - Ma c'è di più. L'esaltazione dell'Ulivo fatta da Soru evoca una confidenza che Prodi affidò poco prima della crisi a un altro esponente dello schieramento avverso, l'attuale ministro Gianfranco Rotondi. Allora Rotondi criticò il premier, ormai vicino alla caduta: «Hai commesso un errore, Romano. Tu dovevi rifare la Dc». E Prodi — secondo il racconto del dirigente di centrodestra — gli rispose: «Questo tema fu motivo delle mie incomprensioni con il cardinal Ruini. Anche Kohl mi suggerì la stessa cosa: "Va tutto bene, ma devi rifare la Dc". Così mi disse: "Devi rifare la Dc, costruire un nuovo Chi è centro che poi si allei con la sinistra". Tutti reputavano dovessi fare una cosa in cui non credevo ». Prodi puntava invece «sull'Ulivo », proprio come oggi fa Soru. Lo schema è simile a quello del Professore, al punto che è stata riesumata la bandiera dell'antiberlusconismo.
SOTTO OSSERVAZIONE - Il governatore sardo sapeva che il Cavaliere l'aveva messo sotto osservazione, arrivando a testarne le potenzialità di leader nazionale con sondaggi riservati. E se la scorsa settimana il premier aveva deciso di sfidarlo apertamente è perché — come ha riferito un autorevole ministro forzista — «Silvio vuole politicamente soffocarlo nella culla». Insomma, vorrebbe evitare un cambio di scenario in corsa: preferirebbe tenere gli attuali equilibri nel rapporto maggioranza-opposizione. Il punto è se davvero il Cavaliere — come ha annunciato giorni fa — passerà «tutti i prossimi fine settimana a far campagna elettorale» per le elezioni sarde. È «sorpreso» Cossiga: «Si tratta di una mossa azzardata». Certo, nell'isola, alle Politiche di quest'anno, la coalizione di centrodestra (senza l'Udc) ha battuto l'alleanza guidata da Veltroni: 43% contro 40%. Ma alle Regionali del 2004 Soru vinse con dieci punti di vantaggio, e ancora oggi nei sondaggi ha il più alto indice di gradimento tra i sardi, mentre lo sfidante Ugo Cappellacci è poco conosciuto. Ci sarà un motivo quindi se Berlusconi in Sardegna — al contrario di quanto decise per l'Abruzzo — ha accettato l'intesa con Pier Ferdinando Casini senza chiedergli di entrare nel Pdl... «Se mi impegno io, vinciamo », assicurava nei giorni scorsi il Cavaliere. Ma nei test riservati che ha preso ad analizzare, i «venti punti di vantaggio» su Soru — annunciati ieri — per ora non si tradurrebbero elettoralmente a favore del suo runner. La grande sfida si deciderà nei piccoli numeri, con le liste locali. In Sardegna il territorio è per gran parte controllato dal centrosinistra, sebbene Soru abbia «un problema» secondo Cossiga: «Prodiano di complemento, Renato è sostenuto da pezzi della Dc d'antan. Ma da giovane credo votasse socialista, certamente non sardista. Per questo il Psd'az si è schierato dall'altra parte». Psd'az e Udc insieme fanno sette punti percentuali, al fixing delle Politiche 2008. Un buon bottino di partenza per il premier, che tuttavia non sembra più del tutto convinto di gettarsi personalmente nella mischia. E comunque, «Berlusconi versus Soru» — alla luce dei contatti tra il governatore uscente e Prodi — richiama alla mente i duelli tra il Cavaliere e il Professore. Il modo in cui Soru ha attaccato ieri il premier («i problemi dei giovani non si risolvono con le barzellette») ha ricordato le stilettate del fondatore dell'Ulivo. «Ci sarebbe voluta una sala più grande», ha replicato Berlusconi giungendo alla convention di Cagliari: «Serviva una sala più grande per una Sardegna che vuole tornare a ridere ». Perché questo è il difetto di Soru, secondo il Cavaliere: «È sempre cupo, scostante», ha detto a Giuseppe Cossiga. E il sottosegretario alla Difesa, sardo come Soru, ha risposto: «Presidente, qui sono sardi, mica brianzoli».
Francesco Verderami
http://www.corriere.it/politica/09_gennaio_11/soru_ulivista_a_caccia_di_berlusconi_verderami_047dc5a6-dfbc-11dd-a8a3-00144f02aabc.shtml
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