ulivo velletri


novembre 14 2009

Discariche e ciclo rifiuti nel Lazio: come prendere e far sparire 40 milioni dello Stato e vivere felici e ”prescritti”

Vi piacerebbe incassare e distrarre 30/40 milioni di euro di soldi pubblici? E senza dover subire – cribbio, consentitemi – la noia di un  processo magari per furto, rapina o scasso, oltretutto svolto da magistrati probabilmente comunisti? E vi piacerebbe sapere che i soldi ricevuti dovrebbero (ma solo in apparenza) essere spesi per pubblica utilità?

Ebbene tutto ciò oggi sembra possibile.

No, adorati lettori del mio umile e umido (visto il tempo) blog, non si tratta di pubblicità ingannevole. No, tranquilli, non è neppure lo slogan dell’ultima campagna elettorale (scegliete voi la coalizione). Non è neppure l’ultima promettente attrattiva mediatica di un paradiso fiscale.

E’ quanto – nel silenzio dei media nazionali alle prese con culi, tette & c. – ha in pratica dichiarato non un tizio qualsiasi, ma il sostituto procuratore della Repubblica di Velletri (Roma) Giuseppe Travaglini il 24 giugno 2009. E non al bar con 4 amici sbronzi, ma nella solennità dell’audizione svolta dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti presieduta nientepopodimenoche da Gaetano Pecorella. Oh yeah!

Vi chiederete, lettori curiosi come un delfino, ma come cavolo è possibile tutto ciò e come mai i giornali (salvo, ho scoperto, un breve articolo del collega Alessandro Fulloni sul Corriere della Sera  nell’edizione romana del…30 agosto) non hanno mai parlato e approfondito questa storia? Quest’ultima è una domanda che richiederebbe ore di conversazione. Accontentatevi che il vostro umile (e umido) bardo ve la racconti, dopo averla scoperta a seguito del solito viziaccio di spulciare e leggere le carte che le Istituzioni mettono a disposizione sperando nel silenzio e nell’oblio che Internet è in grado di garantire. Tutti voi, infatti, potrete leggere ciò che io ho trovato su www. http://nuovo.camera.it/621?shadow_bicameraliresoconti_mese_it=Giugno&shadow_bicameraliresoconti_anno=2009&shadow_organo_parlamentare=1648

Mettetevi comodi, spegnete la tv e fate correre la fantasia. Ne avrete bisogno di parecchia perché la realtà, ormai, la supera ogni giorno.

IL CICLO DEI RIFIUTI NEL LAZIO E I SOLDI

DELLA CASSA DEPOSITI E PRESTITI

L’audizione è stata convocata nell’ambito degli approfondimenti che la Commissione sta(va) svolgendo sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti. Ebbene il 24 giugno 2009 depone il riservato pm Giuseppe Travaglini che, nell’ambito di indagini condotte con la Guardia di finanza, scopre che agli inizi degli anni Duemila un consorzio laziale di Comuni riceve dalla Cassa depositi e prestiti oltre 100 milioni per mutui di scopo, ovvero soldi ricevuti in cambio di un’opera da fare. Il pagamento avveniva dietro la presentazione di un elenco infinito di fatture.

 

 

 

 

 

E cosa scopre con travaglio il buon Travaglini? Testuale a pagina 4 del resoconto stenografico: “I finanzieri hanno incrociato le fatture e si sono accorti che la stessa fattura finiva, spesso e volentieri, su più rendiconti. Da lì è iniziato un approfondimento, in modo particolare su alcuni finanziamenti riguardanti la costruzione della seconda discarica a Colleferro. Questa seconda discarica - che è stata finanziata per oltre 30 milioni di euro nel 2004 e che risulta dalle dichiarazioni del legale rappresentante della società già in opera e completamente edificata nel 2005 - oggi a Colleferro non esiste. Per la verità, non esiste neanche il progetto esecutivo di quella discarica. Non esiste assolutamente niente. Eppure, sono state giustificate spese per circa 30 milioni di euro, tramite esibizione di fatture.
Se si analizzano quelle fatture, ci si trova dentro di tutto (ad esempio spese per l'acquisto di mezzi) comprese alcune fatture emesse a favore di società che venivano citate nell'ordinanza cautelare emessa nel 2005, dall'autorità di Trento…”.

Insomma: secondo la deposizione fatture come se piovesse e soldi erogati per una discarica che…non esiste.

Incalzato dai commissari – il presidente di turno addirittura confesserà al pm di non aver capito bene e c’è da credergli vista l’incredibilità del racconto - Travaglini si addentra nei dettagli.

E a pagina 6 dichiara testualmente: “…tutti questi finanziamenti erano avvenuti da parte della Cassa depositi e prestiti senza sincerarsi dell'esistenza di garanzie, nonostante si fosse passati dal modello del consorzio al modello della società. Abbiamo sentito più volte, con la Guardia di finanza, il direttore generale della Cassa depositi e prestiti, che ci ha spiegato questo meccanismo e ci ha precisato che, per un disguido, sostanzialmente sono sparite le garanzie…

... Tra gli atti sequestrati si trova un appunto scritto da uno degli indagati a un altro indagato: «Prendiamo tutti soldi, finché non diventiamo società». In effetti, per un'altra svista, la Cassa depositi e prestiti non si è accorta che l’impresa è rimasta consorzio un anno in più del dovuto. Ovviamente, appena ha finito di essere consorzio, sono finiti i finanziamenti e, in automatico, sono finiti anche i rimborsi…”

O quante belle sviste madama dorè oh quante belle sviste…

I COMMISSARI NON CREDONO ALLE PROPRIE ORECCHIE

A questo punto il commissario-senatore del Pdl, l’imprenditore di Anzio Candido De Angelis, forse per tenere fede al nome, riassume allarmato e disorientato: “Finora abbiamo parlato, per Colleferro, di problemi di collocazione, di permessi inesistenti, di permessi che sono arrivati dopo tre anni a seguito dell'intervento della magistratura. Lei ci sta raffigurando, invece, uno scenario di una gravità enorme, nel quale si prefigurano 100 milioni di euro di finanziamento irregolare della Cassa depositi e prestiti; stiamo parlando di 100 milioni di euro senza fideiussioni che il direttore giustifica come una «distrazione». “Inoltre, Lei sostiene che di quei 100 milioni di euro, 30 milioni sono stati utilizzati per fare una discarica che non esiste”.

Ed ecco un’ulteriore dichiarazione di Travaglini, con la precisazione, opportuna per dovere e correttezza, che il dialogo (come tutto quanto finora raccontato) è temporalmente “congelato” al 24 giugno 2009. Ho cercato su Internet evoluzioni giudiziarie che non ho trovato (chi ne avesse me lo segnali per integrare), così come, doverosamente, credo che bisognerà aspettare la (eventuale ma poi capirete perche inutile) audizione della Cassa depositi e prestiti, finora non calendarizzata, per avere la versione della Cassa stessa, anche se è lo stesso Travaglini che racconta il rapporto con la Cassa. A pagina 7/8, infatti, testualmente dichiara: “Vorrei precisare che non tutti i 100 milioni di euro sono stati distratti. Non sappiamo che fine abbia fatto una parte di questo importo (circa 30-40 milioni di euro). I tempi di definizione delle richieste di finanziamento, in alcuni casi, sono stati di sette giorni, con istanza depositata il 23 dicembre, compresi Natale, Santo Stefano e Capodanno. Mi sono recato personalmente alla Cassa depositi e prestiti, perché non credevo ai finanzieri che mi dicevano che la liquidazione fosse avvenuta in sette giorni e lì mi hanno dato conferma”..

Insomma Travaglini non si è fidato neppure dei suoi ed è andato direttamente alla fonte e ha ricevuto lì la conferma che, addirittura sotto le festività, Babbo Natale ha portato doni inaspettati a chi aveva con lui un filo diretto. Voi lo avete un filo diretto con Babbo Natale? Magari potete chiedergli anche voi 100 milioni.

UN COMMISSARIO NON CI STA E “TORCHIA” IL PM

La storia è talmente incredibile – e davvero sarebbe il caso che la Cassa depositi e prestiti presieduta dal 12 dicembre 2008 dal professor Franco Bassanini, ex parlamentare e ministro rigoroso che conosco da anni, chiedesse lei di essere comunque audita dalla Commissione – che la senatrice-commissaria del Pd Daniela Mazzucconi, docente universitaria di Usmate Velate (Brianza) eletta…in Calabria, sbotta (si veda pagina 9) così: “…Mi pare che molti di noi siano ex amministratori e che in questa Commissione vi siano almeno quattro ex sindaci. A nessuno di noi, quando faceva il sindaco, è capitato che venisse a offrirsi la Cassa depositi e prestiti. Magari! Bisognava pregare e supplicare. Una storia raccontata così - mi scusi - sulla Cassa depositi e prestiti non me la bevo. Tendo a pensare, piuttosto, alla presenza di qualche pesante padrino politico e credo anche che si debbano attribuire responsabilità a chi, nella Cassa, non ha seguito le procedure. Non stiamo parlando della devoluzione di un mutuo di 20 milioni delle vecchie lire, nel qual caso non saremmo qui a discutere. Mi pare che le cifre in questione siano più alte e che non si possa dire che semplicemente si sono dimenticati di seguire le procedure. Chiunque ha fatto l'amministratore sa che cosa significhi seguire una procedura della Cassa depositi e prestiti e quante volte si resti con l'amaro in bocca, perché a fronte di richieste anche legittime degli enti locali, la Cassa, per motivi procedurali, non ritiene di dare risposta. Mi chiedo anche se sia possibile che il funzionario della Cassa depositi e prestiti preposto si sia così distratto. Se non sia possibile individuare l'attività di un padrino politico e che quindi sussistano responsabilità non sono solo di natura politica. Diversamente, tutto questo non sarebbe potuto accadere. Non succede che si chiedano soldi per realizzare una discarica che poi non si fa!. Perché i sindaci di quel territorio, che hanno deciso di chiedere il prestito alla Cassa e che hanno votato, per poi vedere che la discarica non era stata fatta, non hanno reagito? Ogni volta che ci accostiamo a questo argomento è come se delimitassimo il campo. A me pare che si sia configurata una serie di reati che non possono essere circoscritti solo ad alcuni, altrimenti, non si capisce che cosa sia successo”.

 

TANTO INDAGARE PER NULLA: ZERO COLPEVOLI

Insomma, Mazzucconi è chiara: ma se i sindaci devono penare per avere anche 4 centesimi, come hanno fatto questi ad avere tutti ‘sti soldi? Come è possibile essere così distratti nella Cassa? Azzarda l’ipotesi del potente padrino politico (parole sue, non mie) e si chiede da quale parte si fossero girati i sindaci.

Il buon Travaglini – dopo una lunga serie di precisazioni, anche pesanti, che chiunque di voi potrà leggere sul sito della Camera dei Deputati - se ne esce con una affermazione disarmante: “…se Lei mi parla della possibilità di un padrinato politico, da pubblico ministero dovrei rispondere che non ci sono prove. Si capisce che, andando alla Cassa depositi e prestiti e trovandosi di fronte a questo tipo di situazioni, si cerca di capire come sia stato possibile che tutto ciò accadesse. Tuttavia, non esistono prove documentali o testimoniali che indichino responsabilità precise. Personalmente, ritengo che sia impossibile trovarle

E poco dopo, su sollecitazione del presidente di turno dei lavori, precisa: “…parliamo tuttavia, di questioni che sono pressoché coperte dalla prescrizione contabile e penale, perché sono fatti risalenti al 2002-2003, cioè all'epoca di erogazione delle somme. Anche i reati che ho contestato stanno per andare in prescrizione, poiché stiamo parlando di fatti accaduti nel 2005: ci siamo quasi, con i termini…”

E rende dichiarazioni approfondite anche sul rebus della discarica “inesistente”:
“…per quanto riguarda la seconda questione, in realtà a Colleferro una discarica esiste. Si sarebbe dovuta creare una seconda discarica, che a ben vedere forse neanche serviva, visto che ne era stata inaugurata una nuova a Colle Fagiolara. Quindi, nessuno si sarebbe mai accorto dei rifiuti in mezzo alla strada, poiché i rifiuti finivano nel polo, quindi nella discarica o nella produzione di Cdr e nei due termovalorizzatori. Di fatto, un problema di giacenze di rifiuti non si è mai posto. Non si è mai verificata alcuna sollevazione. I soci si riunivano una volta all'anno e approvavano il bilancio in base alla relazione dell'amministratore delegato, nella totale indifferenza…”.

La deposizione di Travaglini prosegue poi in seduta segreta, con disattivazione del circuito audiovisivo interno e, a intuito, Travaglini avrà dato risposte sulle “delegazioni di pagamento” (che c’erano), sulle fatturazioni maggiorate, sull’eventuale costituzione di fondi neri, sulla distrazione dei fondi per la spesa corrente, sulle irregolarità contabili etc etc etc.

LE AMARE CONCLUSIONI DELLA PRESIDENZA

Quando la seduta torna pubblica il presidente di turno condivide con Travaglini il fatto che “questi procedimenti finiscono tutti in prescrizione perché i tipi di reati, soprattutto le contravvenzioni, spesso si prescrivono prima ancora di essere scoperti”. “Oggi, con l'interruzione - precisa Travaglini - sono cinque anni e mezzo”.

La conclusione del presidente di turno – giunta alle 15.45 dopo appena un’ora di lavori  – è sconsolante e sconsolata. “Bisognerebbe riflettere anche su questo punto – si legge nel resoconto stenografico a pagina 9 - anche perché, al di là del colpire l'autore di fatti che sono molto dannosi per la collettività, ci sono anche le spese inutili. In definitiva, si costruisce tutto un processo e di cui non resta se non l'audizione in Commissione: mi sembra poco, rispetto alle spese affrontate”.

La morale è proprio questa: di tutto questo scandalo ignoto al 99,99% degli italiani non resta che un’inutile audizione parlamentare. Oltre, ovviamente, al mistero dei 30/40 milioni spariti nel nulla. Pinzillacchere, bazzecole direbbe il grande Totò…Tanto sono soldi nostri, di che ci preoccupiamo?

roberto.galullo@ilsole24ore.com

http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/

LA SOPRESA DELLA GUARDIA DI FINANZA



dicembre 21 2008

L’ ora dei THINK TANKS.


Il sostituto del deceduto Heider è un giovanotto di 27anni senza ne arte ne parte che non fa che confermare che il partito di Heider era Heider stesso, il partito viveva di luce riflessa del leader ,si incarnava nella sua persona e non c’era nessun partito al di fuori della sua persona. Populismo ,senz’altro, demagogia ,anche ,ma è ormai evidente che la crisi dei partiti ,così come siamo stati abituati a conoscerli, è ormai un fenomeno mondiale e anche in democrazie proporzionali si inseriscono vieppiù elementi plebiscitari , basti come esempio per tutti come in Germania il segretario della SPD ,i socialdemocratici tedeschi, Beck sia stato allontanato a favore di Steinmeier ,più mediatico ,meglio piazzato nei sondaggi e scelto pur non essendo un politico di formazione , ad ennesima riprova che anche in Germania ,come oramai in tutto il mondo occidentale , l’era dei partiti come li conoscevamo è finita , ed il centrosinistra a livello mondiale ha vinto ,ad esempio in Australia, o come con Obama negli USA, se si inserisce in dinamiche maggioritarie e non si rinchiude in fortini identitari ormai assediati, d’altre parte a destra ,l’abbiamo visto, vi è la presenza di elementi populistici e plebiscitari nelle campagne elettorali che fanno si che i candidati si connettano direttamente ,senza filtri partitici , con l’elettorato .Pulsioni populiste da contrastare evidentemente ,ma con cui si deve necessariamente fare i conti e che non si possono affrontare nella società mediatica con strumenti inadatti , basti pensare alla campagna elettorale Presidenziale Americana in cui i due contendenti hanno fatto a gara a prendere le distanze da “Washington” ,noi diremmo da “ROMA”dall ’establishment ,e a presentarsi agli occhi degli elettori come outsider pur rappresentando entrambi ormai due partiti leggeri ,ma che ,nonostante tutto ,rappresentano comunque una zavorra insormontabile per qualunque candidatura che voglia essere minimamente competitiva.La crisi dei partiti ,della partitocrazia secondo una fortunata espressione , non è quindi una prerogativa Italiana ,anzi , nell’ultima tornata elettorale nell’arco alpino ,Austria ,Svizzera ,Baviera, c’è stata la contemporanea frana dei partiti storici e l’avanzata di nuove formazioni che con i partiti storici hanno poco in comune, si dirà ,invece, che ,in Italia , ben più pesanti ,lugubri e minacciosi sono gli elementi populistici e plebiscitari rappresentati da Berlusconi ,con una deriva che non ha eguali ,questa si ,nel mondo occidentale ,ma che proprio per questo richiede una risposta all’altezza delle sfide. Il partito democratico, nato non dimentichiamolo mai , dall’evoluzione dell’Ulivo ,geniale intuizione di Prodi difesa con perdite ,ma con successo dalla nomenklatura partitica testarda ed ottusa, non è stato invece all’altezza delle temperie in cui ci troviamo , le primarie sono si state recepite ,ma non comprese quasi che potessero inserirsi in continuità nelle politica dei vertici chiusi e delle decisioni prese da pochi e non rappresentare un momento di rottura con la politica fino ad allora praticata. Come era prevedibile le primarie, nonostante Veltroni ,hanno terremotato la riserva indiana della sinistra , legata a modalità di fare politica antidiluviane ,ma hanno intaccato solo in minima parte il recinto della destra proprio perché il confronto è stato vissuto nel centrosinistra ancora nello schema della forma partito , credendo che con la nascita del partito democratico non si fosse fatto solo il primo passo di un lungo cammino,ma si fosse giunti già all’approdo.
Il partito democratico infatti coltiva la pericolosa illusione da una parte di aver sterilizzato i contrasti , mentre inevitabilmente i contrasti sono destinati sempre a venire alla luce perché sono il sale della democrazia, e dall’altra di poter rimanere in mezzo al guado nella forma partito , con tessere e tesserine ,segreterie ,circoli e circoletti .Si crede ,infatti, che tutto il”kit” ,tutto l’occorrente per affrontare la realtà esterna sia presente nelle risorse interne dei partiti ,partiti che come vediamo tutti i giorni in tutto il mondo sono sempre più screditati , e ,soprattutto, in Europa si rinchiudono in se stessi invece di aprirsi alle realtà esterne. In tutte le democrazie inoltre ,anche in quelle bipartitiche, le differenti visioni del mondo ,gli scontri ,le dure lotte sono all’ordine del giorno ,quello che conta sono in realtà le regole d’ingaggio che permettono di sciogliere i nodi politici , non bisogna perciò aver paura dei contrasti ,ma semplicemente trovare le modalità democratiche per risorverli ,modalità che in realtà sono già presenti ,le primarie, ma di cui non si sono comprese le conseguenze .Un esempio aiuta a chiarire meglio la situazione a Firenze ,come in molte altre realtà, l’anno prossimo si vota, il sindaco uscente al termine dei due mandati non è più ricandidabile ,bisogna quindi trovare un nuovo candidato ,tutti i termini della situazione sono perciò ampiamente conosciuti ,si sa quando si vota , si sa che il sindaco uscente non è ricandidabile ,eppure il partito democratico si incarta in una spirale senza uscita quando i termini del problema sono apparentemente semplici, prima ,infatti , propone di tenere primarie solo per il partito democratico ,di fronte al fatto che con molte forze si andrà poi uniti alle elezioni comunali pare logico andare alle primarie aperte ,ma ecco l’apparente problema ,troppi candidati sembrano troppi ,vanno ridotti , magari con manovre d’apparato,mentre non ci si preoccupa minimamente di assicurarsi che il vincitore rappresenti almeno il 50% degli elettori ,con modalità sperimentate come la legge elettorale australiana ad esempio o il doppio turno ,preoccupazione del resto non affrontata per le primarie comunali di Velletri,in modo che sia veramente il candidato “migliore” a presentarsi alle comunali con maggior chance di successo, poi si preparano le primarie nel recinto del pd ,infine di fronte agli scandali si “ripiega” finalmente sulle primarie di coalizione con necessario doppio turno.Cosa si dovrebbe fare a Firenze e dappertutto invece dovrebbe essere chiaro ,stabilire con largo anticipo la data delle primarie ,primarie aperte a tutti,affinché outsider ,anche Obama all’inizio era un outsider, abbia aggio di crearsi una organizzazione in grado di intercettare voti ,la vera chiave da ora in poi di fare politica, e rendere la sua candidatura competitiva facendo inizialmente un favore naturalmente a se stesso ,ma poi in definitiva alla stessa coalizione poiché può portare valore aggiunto e soprattutto voti aggiuntivi. Il partito democratico perciò è chiamato a decidere se vuole essere in grado di immettere nel circuito della politica i valori le abilità e le competenze della società civile ,ovvero invece utilizzare le primarie come mero strumento per dirimere nodi ormai non più diversamente scioglibili .
La fine dei programmi e l’ora dei THINK TANKS.
Sono comprensibili le obiezioni di chi lamenta ,di fronte alla turbopolitica, la perdita dei programmi ,la coperta di linus della cosiddetta sinistra radicale, se contano i candidati ,le persone secondo la vulgata popolare, quale spazio c’è per programmi ben meditati e concertati ? A ben vedere questa età dell’oro dei programmi non è mai esistita ,come sa bene chi ha partecipato a qualunque livello alla stesura di un programma , con trattative in bilico fra il suk ,la farsa e la sceneggiata ,trattative farraginose e confusionarie che producono programmi altrettanto confusi o al massimo adatti ai libri dei sogni ,ma non si può necessariamente derubricare questa obiezione nel novero di quelle che non meritano risposte .Innanzitutto nella politica maggioritaria ,e maggioritaria è volente o nolente anche nel proporzionale o si governa o si sta all’opposizione tertium non datur, il candidato ,diremmo quasi il corpo del candidato , è politica ,lo è il suo modo di parlare ,di gesticolare lo è il modo di esporre che veicola un universo di valori che di per se già è in parte un programma ,la sobrietà di Prodi ,ad esempio, già indicavano un modo di governare che si sarebbe realizzato nell’azione di governo e dubitiamo che molti abbiano letto pienamente il programma di Berlusconi nondimeno si sono ritrovati nei suoi valori nei suoi disvalori e nelle sue televisioni senza bisogno di leggere una riga del programma , non c è nessuna necessità quindi di analisi ,report , paper position ,tutto dovrebbe essere affiditato unicamente ad una politica plebiscitaria senza spazio per la discussione? Ma quando mai, proprio questa modalità ,se ben utilizzata e compresa, offre la possibilità per una analisi raffinata e precisa anche se necessariamente conflittuale soltanto bisogna cambiare luogo di osservazione . Un think tank (letteralmente "serbatoio di pensiero") è un organismo ,un gruppo di lavoro o una società tendenzialmente indipendente dai partiti politici ,anche se spesso collaterale ad essi che si occupa di analisi delle politiche a qualsiasi livello a partire del livello locale fino al livello internazionale, producendo dati ,informazioni ,dando consigli e fornendo previsioni ,non è,come erroneamente si pensa una prerogativa del mondo anglosassone basti pensare alle Stiftung tedesche , un think tank ha un ruolo perciò di trasmissione di idee ,un ruolo non inteso in senso assoluto poichè i think tanks anche all’interno di uno stesso schieramento “lottano” nel senso buono del termine l’un l’altro per ottenere attenzione ,autorevolezza e per realizzare le politiche da loro proposte ,,”lottano” in maniera reattiva e veloce e contemporaneamente in maniera riflessiva e con un orizzonte di lungo periodo producendo sia soluzioni pret a porter che analisi per problemi dei decenni a venire. In questa ottica i politici sono le diramazioni finali di un organismo politico ,sono uno strumento necessario ,non sempre utili idioti come dice l’assessore regionale Di carlo, che però acquisiscono informazioni non più necessariamente in prima persona ,ma attraverso la mediazione di associazioni ,comitati ,istituti,reti che in qualunque modo li si voglia chiamare sono serbatoi di pensiero, e che ,spesso, in maniera informale e senza esserne pienamente consapevoli sono di fatto think tanks .In futuro quindi è del tutto evidente che questa modalità di fare politica si espanderà ,che lo si voglia o no, perché in una situazione di continuo cambiamento i partiti possono solo rispondere necessariamente in maniera non flessibile e quindi devono acquisire flessibilità presso attori esterni. In poche parole non esisterà più ,ma di fatto gia non esiste più, un programma unico ,una sorta di assicurazione casco ,un programma omnicomprensivo, in grado di proteggere la politica dai rischi degli imprevisti ,ma esisterà invece una serie di attori in concorrenza più o meno felice fra loro che discutono ,gareggiano fra loro con diverse interpretazioni della realtà non necessariamente incompatibili fra loro ,ma necessariamente diverse fornendo letture alternative e concorrenziali della realtà e basando il proprio successo unicamente sulla propria autorevolezza e non su posizioni di potere .In questa ottica perciò si incastrano primarie e think tanks ,distruzione creativa alla Schumpeter per il personale politico con la continua affermazione di volti nuovi e conseguentemente ,cosa più importante, con nuovi modelli di organizzazione politica ,la vera lezione che ci viene da Obama è questa , ,ma distruzione creativa anche per le idee in continuo e fecondo confronto fra loro ,il partito democratico può diventare ,deve diventare per la sua stessa sopravvivenza oltre che per il bene del sistema paese , il partito del centrosinistra non un partito del centrosinistra ,deve contenere al suo interno i cosiddetti riformisti e radicali , regolando di volta in volta secondo le contingenze di tempo e luogo con le primarie ,momentaneamente sempre momentaneamente i risultati non saranno mai definitivi, i rapporti di forza e facendo nel contempo continuamente affluire con i think tanks nuove idee .Il partito democratico così delineato è in realtà un campo di forze mai definitivamente strutturato in cui gli obiettivi ed i valori vengono scelti sempre unicamente dagli elettori e non dagli stati maggiori e che attraverso le primarie delimitano in maniera temporale e temporanea lo spazio fisico e valoriale del campo del centrosinistra .Solo ed unicamente in questo modo in Italia e ,oramai ,non soltanto in Italia, si potrà attrarre quell’elettorato non partitico decisivo in ogni elezione . Cittadini per l'ulivo"Velletri fuori dalla palude"circolo Volontè


giugno 13 2008

Parisi, il Pd rischia la balcanizzazione, abbiamo bisogno di un congresso vero
di Carlo Bertini, La Stampa -
Veltroni dice che un congresso servirebbe solo se fosse messa in discussione l'idea di fondo del Pd per tornare indietro a Ds e Dl. Lei è d'accordo?
«E come si fa a vedere se questa idea è messa o no in discussione senza fare un congresso? Ci vuole un congresso per verificare la leadership e la linea politica del partito. Un congresso che approdi a delle primarie il 14 ottobre prossimo, come appunto aveva proposto Veltroni poco più di un mese fa dopo la sconfitta. Mi sembra logico che se il Pd perdesse voti alle europee si porrebbe un problema di leadership e per questo è meglio confrontarsi prima, affinchè il partito possa ritrovare quella sicurezza che gli consenta di affrontare le Europee con una linea condivisa».

Che ne pensa di questo fiorire di correnti e associazioni?
«Tutto il male possibile sul piano del giudizio, ma senza alcuna sorpresa sul piano dell'analisi. Di tutto un partito nuovo ha bisogno tranne che della balcanizzazione in correnti accomunate ognuna dall'istinto di difesa piuttosto che da una linea politica. E' evidente che la crisi di unità e di identità del partito non può che produrre questa balcanizzazione. In una giornata mi è capitato di contare cinque incontri fondativi o rifondativi di correnti che facevano capo a Fassino, a Letta, a Franceschini, alla Bindi, a D'Alema. Senza dimenticare i cosiddetti "coraggiosi", i liberali, i teodem...Fate voi».

Lei ha evitato di farsi una sua corrente. Perchè?
«A ogni corrente che nasce la mia tentazione si riduce».

La collocazione in Europa in gruppi diversi prefigurerebbe di fatto una scissione e un ritorno indietro anche in Italia?
«La sola idea che ci si collochi in Europa in gruppi diversi mi sembra la più balzana, il segno di un fallimento. E' già sufficiente il dibattito che si è aperto su dove collocarsi uniti. Noi dovremmo esportare in Europa la nostra novità piuttosto che importare dall'Europa le categorie e le divisioni del passato. La proposta che avanziamo noi è nuova ma non mi sorprende che Schulz ci risponda così: vuol dire che non ha preso sul serio la nostra novità. Chi si sentirebbe di attribuire la colpa a lui invece che a noi?».

Dove sta sbagliando il Pd, secondo lei, ad un mese dalla sconfitta? Veltroni è caduto nell'insidia di farsi stringere troppo dall'abbraccio di Berlusconi?
«Non è un errore, ma una scelta. Una scelta che nasconde una scommessa: come se il riconoscimento di Berlusconi come opposizione esclusiva perchè rispettosa fosse costitutivo della nostra esistenza. Poichè il riconoscimento viene dagli elettori, il Pd si trova a rincorrere l'opposizione più dura di Di Pietro perchè sa che all'interno del suo seguito elettorale il numero di elettori che condividono quella linea invece di diminuire è addirittura cresciuto. E' l'esito di un risultato che ha conquistato voti a sinistra mentre li cercava a destra».

Stando così le cose che risultato si può attendere il Pd alle prossime tornate elettorali e alle europee?
«Non mi azzardo a fare previsioni e preferisco ragionare sulla qualità piuttosto che sulla quantità. Mi spiego: se avessimo preso il 30%, ma il risultato fosse stato corrispondente alla proposta del partito, si sarebbe potuto dire che la quantità avrebbe prima seguito la nuova qualità. Ma poichè non è venuto da destra un solo voto, non si capisce bene quali voti potrebbero seguire il primo che non è arrivato».

A che servirà l'assemblea del Pd del 20 e 21 giugno?
«Non lo so. Una delle caratteristiche del Pd è purtroppo lo scarso rispetto delle regole. Nell'ultimo organismo che si è riunito, la direzione, il segretario si è presentato ancora una volta con un fatto compiuto, avendo già nominato governo ombra e nuovo vertice del Pd. In questo momento il segretario ha il dovere di portare il partito ad un congresso, un congresso vero, che non può proporre solo come una minaccia di fronte a chi, dissentendo da lui, è accusato di volerlo logorare. Servirebbe almeno a verificare se esistono linee e candidature contrapposte».

Accetterebbe se le venisse proposta, la presidenza del Pd?
«Prima bisognerebbe mettersi d'accordo su quale sia il partito di cui uno dovrebbe diventare presidente. Le sembra che questa domanda abbia già trovato la risposta?».



ottobre 21 2005

Come l'abbiamo capita noi

Sezione “milano

«Sarebbe folle non rispondere alla voglia di partecipazione emersa dopo le primarie nazionali di domenica. Un desiderio che peraltro abbiamo misurato anche durante i lavori del Cantiere. Noi pensiamo possa svolgersi a gennaio, utilizzando i prossimi mesi per completare il programma insieme al Cantiere. Sia chiaro che per noi le primarie devono servire a rendere visibile l'unità del centrosinistra. E non certo per dividere. Credo che l'impegno di tutti sarà quello di arrivare a gennaio chiedendo agli elettori l'investitura per un candidato da cui tutti ci sentiremo rappresentati». Cosa sta dicendo Franco Mirabelli? Proviamo a tradurre dal politichese.

Come abbiamo capito noi queste parole lette su Corsera del 20 ottobre:

«Non ci rassegnamo ad accettare l'idea che le primarie nazionali siano state un'investitura data a Prodi dagli elettori per renderlo più forte nei confronti delle trame che lo circondano. Anche al Cantiere vogliono le primarie, e qui ci stiamo impegnando per dare un contentino agli elettori senza cedere un millimetro del nostro controllo sulle leve del potere, soprattutto ora che si potrebbe vincere e il potere potrebbe diventare quello vero. Ergo, abbiamo individuato la strada da percorrere: (1) primarie prima possibile (noi le avremmo fatte anche il 25 dicembre) così da togliere tempo ai candidati alternativi (che non dispongono di una macchina per creare consenso, né di soldi veri, quindi hanno bisogno di tempo per farsi vedere). (2) Candidato unico per i principali partiti, così da chiudere all'angolo gli outsider. delle belle primarie con un candidatone cghe trionfa e qualche sparring partner che resta al palo sono l'ideale per poter organizzare un festeggiamento, millantare la partecipazione attiva, ripetere la farloccata che "questo risultato va letto come una richiesta di ritorno alla poolitica"».

A questo punto, la preoccupazione del povero cittadino che non regge più il berlusconismo, cresce. Da un lato c'è la dirigenza nazionale che diventa Kennediana, dall'altro c'è quella locale che insiste con discorsi da ubriaco.
Ma non è che ci troveremo con delle primarie così farlocche da avere la metà dei votanti, seguite dalla vittoria della destra, seguita dalla morte delle primare, a cui i "riformisti" si affretterebbero ad attribuire tutte le colpe per non doverci pensare più?

 

 

 

(NDR questo succede anche in altri posti ,vedi velletri la nostra città, con tanti folgorati dalle primarie che aspettano per depotenziarle)www.onemoreblog.org/



ottobre 17 2005

Lo Tsunami delle primarie travolge tutte le incertezze.
Il risultato delle primarie anche a Velletri è stato chiaro ed
inequivocabile ,spazzando tutti i dubbi di coloro che non ritenevano adatto
questo strumento per la nostra realtà. 2896 elettori hanno dato vita anche
nella nostra città ad un happening di democrazia ,i numeri ,del resto,
hanno la testa dura e coloro che hanno votato domenica rappresentano
rispettivamente il 25% di coloro che hanno votato il centrosinistra alle
ultime comunali, il 23% dei votanti per Marrazzo, e addirittura il 30%
di coloro che hanno votato il centrosinistra alle Provinciali. Saremmo
stati soddisfatti ,perciò, anche di fronte ad una partecipazione che
fosse stata un terzo di quella che è stata ,memori delle esperienze
U.S.A. , e dei risultati a Chieti, Trapani ,Grottaferrata ,Bologna e
,naturalmente ,Puglia, l’incredibile partecipazione supera ,quindi, di gran
lunga le nostre più ottimistiche previsioni.Queste primarie rivelano che
gli elettori danno un plebiscito a Prodi quando ritengono che sia il
candidato giusto e sono gli stessi elettori che ad esempio in Puglia
danno vita ad un thriller all’ultima scheda quando si tratta di scegliere
il candidato alle Regionali. Non vi sono in poche parole, truppe
cammellate ,candidati paracadutati ,imposizioni che tengano,l’elettore
sceglie
anche ,quando è necessario ,contro le attese consolidate oppure le
certifica dando però al candidato un mandato che altrimenti
non avrebbe avuto. Naturalmente non possiamo mancare di
sottolineare l’assist involontario fornito da Berlusconi con la approvazione
della legge elettorale proporzionale ,detta giustamente truffarellum,
per la riuscita delle primarie , trapianti e lifting con tutta evidenza
non riescono a nascondere la “vecchiaia” incombente della Destra e del
suo modo di far politica , ma pongono una sfida al centrosinistra.Per
il centrosinistra di Velletri ,in particolare ,il risultato è
inequivocabile e non si potrà più ignorare lo strumento delle primarie per
la
definizione del prossimo candidato a Sindaco. Gli elettori vogliono e devono
essere coinvolti nella scelta dei candidati alle cariche monocratiche
,mentre il successo delle primarie stesse è un “gerovital”
per i partiti e la loro funzione ,quando dimostrano di non avere paura
dei loro elettori .Le primarie ,perciò, funzionano come riduttori di
complessità in senso Luhmanniano dando la possibilità di scelta anche a
coloro che sono meno coinvolti nella politica , anche a Velletri
,infatti, gli elettori di domenica superano di gran lunga gli iscritti ai
partiti locali del centrosinistra ,rivelando un elettorato ormai in linea
con il resto di Italia e che può essere intercettato ormai solo con
strumenti moderni.Le elezioni di domenica sono state anche la radiografia
delle due coalizioni, la
destra perciò per rimanere a galla ,anche a Velletri, deve aggrapparsi
al passato ,il centrosinistra deve e può guardare necessariamente al
futuro, lo tsunami delle primarie ha abbattuto ormai tutte le resistenze.
Cittadini per l’Ulivo “Velletri fuori dalla palude” circolo Volontè


ottobre 2 2005

Le polemiche sulla legge elettorale
Domani manifestazione a Firenze contro l'apertura della moschea
Mentre domani avrà luogo la manifestazione organizzata dalla Lega Nord Toscana per protestare contro l'apertura di una moschea, con contorno di centro islamico, a Firenze, cresce l'inquietudine, anche a livello locale, sul tema della riforma elettorale proposta dalla fu maggioranza parlamentare.
sul tema Dstoscana.it ha intervistato il segretario regionale DS Marco Filippeschi:

Hai già risposto alla campagna della destra e anche altri l'hanno fatto, ma abbiamo visto che oggi Denis Verdini insiste e fa scrivere al Foglio: "la legge che va bene a Firenze fa scandalo a Roma". Qualcosa da aggiungere?
Verdini è nella cabina di regia dell'imbroglio e, come dire, fa il lavoro sporco... Ripeto che siamo di fronte a degli imbroglioni, che tirando in ballo la Toscana in modo falso cercano di mettersi una foglia di fico per coprire la vergogna di un colpo di mano, di un artificio fatto apposta per limitare una sconfitta annunciata. Una legge elettorale che contrasta con la Costituzione e che riporterebbe l'Italia molto indietro.

Rispondiamo, di nuovo, nel merito. Cosa non funziona nel parallelo che fa Forza Italia?
Non funziona niente. Intanto la Toscana ha fatto una legge elettorale cercando una larghissima maggioranza e riuscendoci. Prima e fondamentale differenza.

Dunque avete rinunciato a qualcosa?
Quella approvata non è certo la nostra legge, è stata una buona mediazione. A noi sarebbe piaciuto di più un doppio turno di collegio, secondo il modello che vale per l'elezione delle province. Oppure un modello con un alto numero di collegi, come quello vigente per la Camera. Ma proprio la destra toscana l'ha rifiutato dicendo: "con il sistema dei collegi non eleggiamo nessuno in prima battuta, solo dei ripescati". Avremmo potuto decidere a maggioranza, invece li abbiamo ascoltati. Perché adesso la destra non fa lo stesso?

Una rinuncia pesante, dunque...
Per noi è stato assai indigesto l'aumento del numero dei consiglieri, al quale abbiamo resistito, da soli, fino a che abbiamo potuto. La nuova legge elettorale invece è stata comunque un miglioramento. E' una legge rafforzata in senso maggioritario. Perché consente a chi vince bene di avere una maggioranza larga e sempre garantita, del 60 per cento dei seggi in Consiglio regionale. Tutto il contrario, invece, per la legge truffa della destra. Si parla di una maggioranza limitata al 54 per cento, cioè di un maggioritario amputato. Fatto apposta per rendere fragile e instabile una maggioranza parlamentare. E sappiamo bene che, con i guai che vive l'Italia, la stabilità è un bene primario.

Ma la destra dice che il modello delle circoscrizioni regionali è uguale al nostro...
Non è vero. In Toscana ci sono liste provinciali, non c'è un'unica lista regionale. Anzi, noi abbiamo eliminato anche il vecchio listino, distribuendo il premio di maggioranza a beneficio del territorio. Liste provinciali, col superamento della preferenza e con una legge che consente ai partiti di fare le primarie. Liste corte, solo quella della provincia di Firenze è più lunga. Con una facile identificazione tra candidati e territorio, quasi si trattasse di collegi veri e propri. Invece le liste regionali lunghe che propone la destra faciliterebbero un'imposizione ai territori, nel caso di liste bloccate. Oppure uno straordinario incentivo alla cattiva politica, a costi esorbitanti delle campagne elettorali, se prevedessero le preferenze: perché ogni candidato dovrebbe cercarsi i voti in un territorio molto ampio. Un disastro in entrambi i casi. Altro che "modello toscano". Aggiungo che, a giudizio dei costituzionalisti più illustri, la soluzione che hanno trovato per il Senato contrasterebbe con i vincoli posti dalla Costituzione al sistema elettorale, invalidano in partenza il modello che propongono.

E la questione delle soglie, come funziona da noi?
Nella nostra legge le soglie sono due. Dell'1,5 per cento per liste collegate a candidati presidenti che abbiano preso almeno il 5 per cento dei voti e del 4 per cento per quelle collegate a candidati presidenti che abbiano ottenuto meno del 5 per cento. Ancora una volta, non è il modello della destra. Certo, anche in Toscana abbiamo salvaguardato la presenza delle forze politiche piccole, ma spingendole a coalizzarsi. E poi c'è l'elezione diretta del Presidente della Regione che fa da riferimento e da collante. Non può essere così, invece, nel caso della legge nazionale che stiamo criticando.

Dunque dalla Toscana siete molto critici nel merito. E che dite sul metodo, sulla sostanza politica del tentativo di riforma?
Intanto spiegando la legge elettorale della Toscana si spiega bene anche l'imbroglio della destra. Sono degli apprendisti stregoni. La realtà è che per limitare i danni non esitano a dare un colpo al sistema maggioritario, contraddicendo così la volontà popolare che si espresse nei referendum degli anni novanta. Furono gli elettori ad aprire la strada al "Mattarellum", una legge imperfetta, che però ha consentito l'affermazione del bipolarismo. E' stata una conquista alla quale una grande maggioranza degli italiani non vuole rinunciare e che oggi dobbiamo difendere con tutti i mezzi della politica. Non per un tornaconto di parte, ma per il bene del paese: per la chiarezza delle alternative, per la stabilità. La destra deve sapere che pagherà comunque un prezzo altissimo allo strappo che sta compiendo.



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